Fischi, risse e stadi vuoti: 2015 da dimenticare! Ecco il calcio che vorremmo per il nuovo anno… pura utopia

Ogni domenica in Serie A e non solo, non si sa mai cosa aspettarsi negli stadi da tifosi e calciatori, ecco dunque i buoni propositi per la prossima stagione... la speranza è l'ultima a morire

Il calcio, uno sport. Eppure molti ne fanno una ragione di vita. Capita così che alcuni tifosi prendano in ostaggio una società e contestino ad oltranza l’operato dei suoi dirigenti. Capita che a Napoli si fischi De Laurentiis da anni, che a Roma nessuno prenda posto in curva durante le partite casalinghe da mesi e che a Madrid non si perda occasione per chiedere durante ogni match ora al tecnico e ora al Presidente di andarsene a quel paese (pur avendo vinto non più tardi di diciotto mesi fa la decima Coppa dei Campioni).

Ma il calcio è questo? È una “necessità” di primeggiare a tutti i costi? No, il calcio è uno sport. “Solo” uno sport. E come in ogni sport si può vincere e si può perdere. Si “può” vincere, non si “deve”. A volte ci si dimentica che quando vanno in campo due squadre, oltre agli undici calciatori che indossano i colori della propria squadra del cuore, ce ne sono altrettanti undici che allo stesso modo butteranno sull’erba fino all’ultima goccia di sudore per portarsi a casa un risultato positivo. La bellezza del calcio non è la “vittoria a tutti i costi”. La bellezza del calcio può essere uno stop di petto o con la suola, può essere un tackle e anche una parata all’ultimo minuto.
La bellezza del calcio è veder giocare una squadra in modo delizioso ed applaudirla alzandosi in piedi nonostante non sia la “nostra” squadra. La bellezza del calcio sono stati giocatori come Paolo Maldini, Roberto Baggio, Javier Zanetti, Zinedine Zidane, Ronaldo, Ronaldinho e tanti altri, giocatori da amare al di là di tutto, al di là dei colori della loro maglia. La bellezza del calcio sarebbe fare del calcio uno sport per palati fini, dove i giocatori pensassero più a far battere il loro cuore all’unisono con quello dei tifosi e meno ai soldi e dove i tifosi pensassero settimanalmente più a godersi lo spettacolo che va in scena su un qualsiasi manto erboso e meno al risultato schiacciante da ottenere col sangue agli occhi.

Più applausi e meno cori “contro” gli avversari, bisognerebbe tifare per la propria squadra e non contro gli altri. Così potremmo pensare al calcio come ad uno show. Da vedere e rivedere, sempre diverso, sempre rinnovato. Come a teatro ma meglio del teatro. Con gli stessi attori ma con una sceneggiatura nuova ogni giorno, con finale scontato o a sorpresa. Con gli artisti in campo sempre col sorriso ed il pubblico con le mani calde per i troppi applausi. È il calcio che vorremmo per il prossimo anno. Pura utopia.

Donato D’Aiuto