Fondo di solidarietà per i calciatori: ecco da dove spuntano i soldi salva-Parma

L'Aic avrebbe evitato anche che oltre 900 giocatori accumulassero arretrati per 15 milioni

Si chiama fondo di solidarietà per i calciatori, è un prelievo sul lordo dell’ingaggio a carico del tesserato, in Serie A non è in vigore e secondo l’Assocalciatori avrebbe permesso di salvare il Parma. Avrebbe evitato anche che oltre 900 giocatori accumulassero arretrati per 15 milioni di euro complessivi da società saltate in Lega Pro fra 2009 e 2012, se nel 2008 tutte le leghe non lo avessero disdetto, come ha denunciato il presidente dell’Aic Damiano Tommasi, dopo aver affrontato entrambi i casi con gli associati a Milano. Al Consiglio direttivo, nel solito albergo vicino alla Stazione Centrale, sono intervenuti Alessandro Lucarelli e Massimo Gobbi, per raccontare il caos finanziario della Parma ai colleghi che, freddini all’inizio della vicenda, nelle ultime settimane hanno manifestato solidarietà dicendosi anche pronti, in alcune squadre, a non scendere in campo. “Vigilate sulle vostre società, quelle che stanno bene si contano sulle dita di una mano”, li ha avvertiti Lucarelli. E nel frattempo in un altro hotel a poche centinaia di metri il proprietario del Parma, Giampietro Manenti, incontrava il controverso finanziere Alessandro Proto, aggiungendo una puntata a una storia che per Lucarelli “somiglia a un film senza fine?”. Ribadendo di non aver fiducia in Manenti, Tommasi ripone le sue speranze nell’esercizio provvisorio che scatterà dopo l’udienza di fallimento del 19 marzo. “Le scelte dei calciatori del Parma dipenderanno anche da come si affronterà l’esercizio provvisorio”, ha detto il n.1 dell’Aic, convinto che al calcio italiano servano riforme strutturali più che un commissariamento della Figc.

“Il Consiglio federale dovrà varare le norme più stringenti per l’iscrizione ai campionati”, ha notato Tommasi. La sua associazione chiede soprattutto il ritorno dell’indice di indebitamento eliminato dal 2008, il divieto di fare mercato per i club con pendenze nei confronti dei propri tesserati (come invece è stato concesso al Parma a gennaio), quello di pagare dipendenti e acquisti con gli introiti dei diritti tv degli anni successivi, e infine l’inserimento del fondo di garanzia (che Lega Pro e Serie B hanno reintrodotto allo 0.5%) nell’accordo collettivo con la Lega Serie A, in scadenza a fine stagione. Come sottolinea l’Aic, in un triennio avrebbe permesso di accantonare una dozzina di milioni di euro, sufficienti a salvare il Parma. “Aspettiamo che la Serie A lo accetti – ha concluso Tommasi – per evitare nuovi casi simili”.