Di Francesco è pronto ad affrontare il Napoli: ‘bacchetta’ Dzeko e svela, “ecco perchè ho scelto Roma”

Spareggio scudetto la sfida contro il Napoli? Direi di no, ma partita fondamentale si’. Vogliamo rimanere attaccati la’ in alto, e questa gara ha un gusto particolare. La squadra da battere e’ sempre la Juventus, Roma e Napoli sono quelle che stanno provando da anni ad intaccare quel primato. Io sono qui perche’ la Roma vuole crescere, pesa psicologicamente non aver giocato la partita di Genova (contro la Sampdoria, ndr) ma a lungo andare una cosa del genere puo’ essere positiva”. Lo ha detto il tecnico della Roma, Eusebio Di Francesco, intervenendo al ‘Festival del calcio’ in corso di svolgimento a Firenze. “Ho gia’ studiato i dati statistici in vista della gara contro il Napoli – ha dichiarato ancora Di Francesco – Ho visto Roma-Napoli dell’anno scorso, dove meritava il Napoli di vincere a Roma ed ha vinto, ma per gli ultimi venti minuti la Roma poteva fare tre gol. Io con il Sassuolo ho pareggiato in casa ed a Napoli, una squadra che costruisce tanto da una parte e poi finalizza dall’altra. Chi vincera’? Chi la spuntera’ nei vari duelli di zona. Sarri si e’ evoluto come mister, lavorando da tre anni con la stessa squadra. E’ riuscito a trasmettere la sua idea di gioco. Quando perse contro il mio Sassuolo giocava ancora con il 4-2-3-1. La forza adesso del Napoli e’ di lavorare sia sulla ‘catena’ di destra che di sinistra e non fa mai appiattire i tre giocatori offensivi. Schick? Mi farebbe impazzire poterlo allenare di piu’. E’ un attaccante, non solo una prima punta, anche se in futuro sara’ un centrale. Manca di continuita’ ma sono sicuro che ci fara’ vedere cose importanti”.

LaPresse/AS Roma/Fabio Rossi
LaPresse/AS Roma/Fabio Rossi

I rilievi di Dzeko post Atletico Madrid? Ribadisco che ha sbagliato perche’ alle spalle c’e’ un lavoro e tanti non sanno cosa viene proposto in settimana – ha aggiunto l’allenatore giallorosso – Al di la’ di Edin, altri possono fare fatica a digerire certe cose. Per dare forza al lavoro, e a cosa proponi, ci devono essere i risultati. Serve tempo per trasmettere un’idea di gioco, accade lo stesso in un’azienda. Ricordiamo da dove Sarri e’ partito, il sistema di gioco che ha adottato all’inizio. Chi gli e’ stato dietro ha saputo aspettarlo e capirne le qualita’. Noi siamo partiti in ritiro e poi siamo andati subito in tourne’e, lavorando poco”. “Imporre le scelte per la preparazione? Quando arrivi a giugno non e’ corretto cambiare certe dinamiche – ha proseguito il tecnico della Roma – Andare in tournèe non deve essere un alibi. Noi siamo partiti subito su cose difficili, senza scendere di livello e poi alla fine abbiamo incontrato in Champions League l’Atletico Madrid, in un match molto analizzato nei venti minuti finale. Dzeko ha toccato pochi palloni in quella partita ma non per colpa sua. Ne abbiamo parlato 100 volte, ci sta di dire cose non giuste, sta alla lucidita’ dare giudizi differenti”. Di Francesco ha poi approfondito il suo ritorno a Roma l’estate scorsa per ricoprire stavolta il ruolo da allenatore. “Avevo altre opportunita’ ma non era scattata la scintilla – ha concluso – Ho scelto la Roma molto per sentimento, per il desiderio di allenare una squadra ed in una piazza che mi ha dato tanto. Stessa cosa e’ accaduta quando ero calciatore. Avevo l’opportunita’ di andare in club anche piu’ forti al mondo della Roma. Ho scelto in quel caso il presidente, Franco Sensi, che si e’ imposto: e’ stata una scelta sentimentale, con lui era scoccata la scintilla”. (ITALPRESS)