Giampaolo avvisa i tifosi: “ecco quando vedrete una grande Samp”

Il tecnico della Sampdoria, Marco Giampaolo, ha parlato della squadra ammettendo che per vedere grandi cose si dovrà aspettare almeno due anni

Nonostante le quattro sconfitte nelle ultime cinque partite, Marco Giampaolo non ha intenzione di cambiare il modo di stare in campo della squadra e a spiegare i motivi è lo stesso tecnico blucerchiato ai microfoni de “La Repubblica – edizione genevose”:

“Dicono che sono un talebano, preferirei il termine coerente. Ma non lo sono per me stesso, ma per la squadra e il lavoro che stiamo facendo, che abbiamo iniziato a luglio e che non posso buttare all’aria. Cambiare, filosofia, modulo, modo di stare in campo, meccanismi difensivi e offensivi, vorrebbe dire ricominciare daccapo e ci vorrebbero altri tre mesi. Se cambiassi, mi snaturerei e perderei credibilità con la squadra, oltre a togliere convinzione su ciò che stiamo facendo. Non posso permettermelo”.

L’allenatore proseguirà quindi con le sue idee: “Se la società pretendesse un’altra cosa non mi avrebbe scelto. Per me sintonia e fiducia sono sinonimi, lasciando a me la totale responsabilità della conduzione tecnica. Abbiamo preso quattro gare, ma credo vadano analizzate nelle singole situazioni. I soli sette punti? Non ci stanno, ma è anche colpa nostra: una gestione sbagliata di certi momenti della gara, figlia di poca esperienza in alcuni elementi. Ma se si lavora sui giovani, e noi ne abbiamo tanti e bravi, bisogna tenerla in conto, sennò c’è incoerenza”.

Giampaolo spende poi parole al miele per il tifo blucerchiato: “Una piazza che va oltre l’ordinario, l’empatia che si è creata con me e con i ragazzi è eccezionale. Sono esempio di vero amore e fedeltà, meritano di essere ripagati con i risultati. – a cominciare da Pescara, un ritorno per Giampaolo – Torno a casa, dove ho cominciato questo lavoro, tre anni intensi. Ci sarà emozione, ma devo metterla da parte, perché noi, prima del derby, non possiamo sbagliare”. Derby del quale a Giampaolo a Genova hanno incominciato a parlare presto. “So cosa significhi per un tifoso, me ne hanno parlano tutti. Gara fuori da logica e schemi, la vigilia credo sia eccezionale, andrebbe vissuto in gradinata”.

Sul derby e sul mercato estivo: “Mi ha soddisfatto, tutti gli allenatori poi pensano a degli aggiustamenti ma ora non è il momento di parlarne. Ho giocatori funzionali, disponibili, tutti intelligenti e ricettivi. – cosa che dopo poche settimane si è scoperto non essere Leandro Castan – Ottimo giocatore, ma nel mio modo di pensare difensivo era indietro. Era venuto per giocare, ma non glielo potevo garantire: gliel’ho detto e ho lasciato a lui la scelta. A 30 anni non potevo smontarlo e rimontarlo come sto facendo con Dodô, che sta crescendo. Skriniar? È stato messo in croce, diventerà fortissimo”.

Infine su Cassano dichiara: Cassano?  Irreprensibile sino a quando l’ho allenato, è intelligentissimo e capisce molto di calcio, può diventare un grandissimo allenatore. Averlo in gruppo non mi avrebbe dato fastidio, qualcuno prima di arrivare mi diceva: liberati di questi, ti creeranno problemi. Non faccio nomi, ma sono i migliori. Credo molto nei rapporti senza pregressi, vale anche per Cassano: con me si riparte da zero. Detto questo, la vicenda Cassano è una scelta figlia di una politica societaria e io faccio l’allenatore”.