Iago Falque: “ho studiato la storia del Toro e ho i valori di mia madre”

in una lunga intervista Iago Falque, attaccante del Toro, si racconta: parla della famiglia, dei valori e del suo essere 'diverso' dai colleghi

Ha parlato a lungo in un’intervista rilasciata a ‘La Repubblica’. Iago Falque, passato in questa stagione dalla Roma al Torino, ha raccontato un po’ di sé. “Il calciatore è l’ultimo mestiere al mondo che mia madre voleva che facessi. Ma a cinque anni avevo già deciso cosa avrei fatto da grande”, racconta.

La madre, politica di professione e il padre, professore di matematica, gli hanno trasmesso valori molto importanti e mai potevano immaginare l’aspirazione del figlio che, a soli 10 anni, ha iniziato a giocare a calcio. “Ho fatto un paio di tornei con il Real, il Barcellona l’ha saputo e mi ha chiamato. Essendo sempre stato tifoso blaugrana, sono partito: alla Masia ero con Thiago Alcantara, Busquets, Pedro. I miei avevano altri progetti per me, ma mi hanno lasciato andare”, ha spiegato.

Da mia madre ho ereditato gli ideali di sinistra. Mi ha spinto a interessarmi, a informarmi, a farmi domande, a leggere, a cercare di capire. E a non rifiutare mai il contatto con la gente”, ha detto. La madre è stata, per molti anni, capogruppo dello PSOE, il Partito Socialista Operaio Spagnolo. È chiaro che avere molti soldi porta a spenderli senza ritegno, ma non è il mio caso. Di politica si parla pure tra noi, anche se è difficile andare a fondo: è da quando ho vent’anni che cambio squadra e città di continuo, quindi non riesco a instaurare legami molto profondi. Anche per questo al Toro e a Torino vorrei fermarmi per un po’…”.

Il progetto Toro è ambizioso, qui ci sono la storia e il futuro. In passato ho fatto scelte sbagliate: andai al Tottenham per soldi senza capire che non avrei mai potuto fare concorrenza a Bale. È un errore che non ho ripetuto: quest’estate avevo offerte più ricche ma Cairo, Petrachi e Mihajlovic mi hanno spiegato che gli servivo proprio io e proprio nel mio ruolo naturale“, spiega. “Mi piace la gente del Toro. Nello sport moderno si dimentica subito e invece loro i ricordi li custodiscono. Ho voluto studiare meglio la storia granata, prendere confidenza con i nomi, da Mazzola in giù, perché la storia è ciò che resta e questa squadra gioca con passione”.