Undici reti nelle prime dieci partite di campionato: Mauro Icardi e’ partito benissimo, e l’Inter, trascinata dai suoi gol, e’ ora in piena lotta per il vertice della Serie A. Per celebrarne il gran momento, “Undici” ha intervistato in esclusiva Icardi, nel nuovo numero (il 18), che sara’ in edicola e libreria a partire da domani. L’Inter e’ ancora imbattuta dopo dieci partite, e di queste ne ha vinte otto. Icardi rende merito a Spalletti: “No, non si tratta di fortuna. Abbiamo lavorato molto bene in questo ritiro, abbiamo cambiato tutto. Lui, il mister, e’ molto attento. Soprattutto abbiamo in testa l’obiettivo che ci chiedono tutti: la societa’, il presidente, fino all’ultima persona che lavora qui. Lo sappiamo tutti: dobbiamo tornare in Champions League. Non ho l’idea dello scudetto, ho solo l’idea del lavoro e del fare bene”. Sul fatto di essere capitano dell’Inter, e sul suo rapporto con il mondo nerazzurro: “Essere il capitano dell’Inter per me non e’ difficile, ho la personalita’ per farlo tranquillamente. Essere il capitano dell’Inter e’ la mia missione. E io sono orgoglioso di tutto questo”. Sull’arrivo all’Inter: “Quello che mi ha voluto di piu’ e’ stato Massimo Moratti. Mi ha preso dalla Samp quando avevo 19 anni. E’ stato lui quello che ha piu’ insistito. Poi c’era anche Piero (Ausilio, ndr), ha parlato di tutto con mio padre, il mio procuratore al momento. Sono stati loro due a fare questa cosa”.

Sulle difficolta’ della scorsa stagione: “L’anno scorso, a marzo, dopo la pausa con le Nazionali, siamo tornati tutti un po’ “persi”. In quel periodo ero arrabbiato, tornavo a casa di cattivo umore”. Sul suo futuro: “Io mi vedo qua. Spero di fare una lunga strada all’Inter, voglio vincere qualcosa con questa maglia. A 40 anni non saro’ nel mondo del calcio, non sono come Totti. Non faro’ l’allenatore o il dirigente, sono ruoli che non mi piacciono. Credo proprio che faro’ il papa’ a tempo pieno, a casa, con la mia famiglia”. Sull’aver lasciato il Barcellona a 18 anni: “Abbiamo un po’ litigato, pero’ ho deciso di venire qua in Italia perche’ ero convinto di poter fare meglio che in Spagna. Al Barcellona in quel momento li’ non era facile. Qua mi hanno dato subito la possibilita’ di giocare ad alti livelli ed era il mio obiettivo”. Su Wanda Nara, moglie e procuratrice: “Quella che fa tutto e’ lei, non sono io. Lei porta i bimbi a scuola, ai compleanni, fa tutto a casa, va di qua e di la’. Cerca sempre il meglio per me e per la nostra famiglia”. Sull’ipotesi di vestire la maglia della Nazionale italiana: “C’era la possibilita’, mi hanno chiamato per l’Under e ho litigato con quelli della Samp perche’ io non volevo andare, io volevo l’Argentina. Anche gli spagnoli ci hanno provato, hanno chiamato mio padre, ma io ho sempre scelto l’Argentina. E ce l’ho fatta: e’ stata dura ma ho raggiunto il mio obiettivo”. (ITALPRESS)