Cresce in riva allo Stretto la febbre per il derby Reggina-Messina, una partita speciale: all’inizio della stagione nessuno poteva immaginare un epilogo così drammatico, gli obiettivi erano ben altri per entrambe ma adesso soltanto una riuscirà a salvarsi sul campo, l’altra dovrà sperare in un rinnovamento societario importante (molto probabilmente sarà l’ultima partita di Foti Presidente della Reggina e di Lo Monaco Presidente del Messina) e in un eventuale ripescaggio. Un derby, quindi, che vale doppio.
Sarà uno scontro dal fascino vintage per la presenza in campo di 5 grandi calciatori, il 41enne Giorgio Corona bandiera del Messina e i quattro veterani della Reggina Belardi, Aronica, Cirillo e Di Michele. La bellezza di 193 anni in cinque, e che anni: 193 anni di calcio ad alti livelli, in Italia e all’estero.
Giorgio Corona, a Messina Re Giorgio, è il più grande di tutti: nato il 15 maggio 1974 a Palermo, ha appena compiuto 41 anni ed è diventato una bandiera del Messina nelle ultime 4 stagioni dopo aver già vestito la maglia biancoscudata da giovanissimo, stagione 1998-1999 in serie C2. Grande uomo prima che grande calciatore, è tornato in riva allo Stretto nel 2011 in serie D, per lui complessivamente 159 presenze e 59 gol con la maglia del Messina, dopo una carriera gloriosa che l’ha visto protagonista persino in serie A nel 2006-2007 con la maglia del Catania (7 gol in 31 partite) e in serie B con Catanzaro (27 gol in 76 partite tra 2004 e 2006) e Mantova (17 gol in 66 partite tra 2007 e 2009). Ha vestito anche le maglie di Milazzo, Tricase, Campobasso, Giugliano, Brindisi, Taranto e Juve Stabia, prima di tornare a Messina dove chiuderà la carriera. Alla Reggina quest’anno ha già segnato nel derby del 25 gennaio vinto dai siciliani con il punteggio di 4-1. Con 12 reti stagionali, quest’anno a dispetto dell’età ha tenuto a galla una squadra che senza il suo Capitano sarebbe piombata in serie D con largo anticipo.
David Di Michele è nato a Guidonia il 6 gennaio 1976, ha 39 anni: è stato uno dei migliori calciatori della Reggina negli anni d’oro della serie A, tra 2002 e 2004 con 18 gol in 71 partite e due salvezze ottenute da grande protagonista. E’ tornato alla Reggina in serie B nel gennaio 2012, complessivamente con la maglia amaranto ha siglato 37 reti in 140 partite. In carriera ha vestito le maglie di Lodigiani, Foggia, Salernitana, Udinese, Palermo, Torino, West Ham United, Lecce e Chievo Verona, mai con nessuno ha giocato tante partite come quelle nella Reggina. In serie A ha giocato con la Salernitana (3 gol), la Reggina (15 gol in due stagioni), l’Udinese (23 gol in tre stagioni, con il suo record di 15 gol stagionali nel 2004-2005), il Palermo (16 gol in due stagioni), il Torino (10 gol in due stagioni), il Lecce (19 gol in due stagioni) e il Chievo Verona (1 gol in mezza stagione nel 2012). Vanta addirittura 6 presenze in Champions League con l’Udinese e 6 in Europa League, 4 con il Palermo (dove ha fatto anche un gol) e due con l’Udinese.
Bruno Cirillo è nato a Castellammare di Stabia il 21 marzo 1977, ha 38 anni ed è più che una bandiera, uno dei simboli della storia della Reggina. Prodotto del vivaio amaranto, proprio dal Sant’Agata è diventato un calciatore di primissimo livello, campione d’Europa con l’Italia Under 21 nel 2000. L’esordio ufficiale con la Reggina addirittura nel 1995 in serie C1, poi la promozione in A nel 1999 e il primo storico campionato degli amaranto nella massima serie da titolare fisso, 32 presenze e 2 storici gol tra cui quello della vittoria 0-2 sulla Roma all’Olimpico il 19 marzo 2000. Acquistato dall’Inter per 13 miliardi delle vecchie lire nell’estate 2000, ha vestito 23 volte la maglia nerazzurra. In Serie A ha giocato anche con il Lecce (18 presenze e 3 reti nel 2001-2002) e con il Siena per due stagioni tra 2003 e 2005 (54 presenze). E’ tornato alla Reggina tre volte, prima in serie A nel 2002 (10 presenze ad inizio stagione), e nel 2008 (50 presenze in una stagione e mezzo), infine quest’anno in Lega Pro. La sua carriera si è arricchita con le prestigiose esperienze all’estero (AEK Atene, Levante, PAOK Salonicco, Alki Larnaca, Metz e Pune City). Ha giocato in Champions League prima con l’AEK Atene (8 presenze e addirittura un gol), poi con il PAOK Salonicco (2 presenze), e in Coppa Uefa/Europa League (4 presenze con l’AEK Atene, 21 presenze con il PAOK Salonicco). Complessivamente ha vestito la maglia della Reggina 123 volte, con due reti entrambe in serie A. E’ tornato a Reggio Calabria a gennaio in una situazione disperata, per aiutare la squadra ad evitare la retrocessione in serie D. Una missione disperata, che si potrà considerare raggiunta soltanto battendo il Messina nel derby playout.
Salvatore Aronica, 37 anni, nato a Palermo il 20 gennaio 1978, concittadino di Giorgio Corona e cittadino onorario di Reggio Calabria dopo l’impresa del 2007, è anche l’unico ex di questa partita: ha vestito la maglia del Messina in quelle che probabilmente sono state le tre stagioni più belle della storia calcistica peloritana, la promozione del 2004 in serie A e poi la straordinaria cavalcata del 2004-2005 quando il neopromosso Messina di Bortolo Mutti faceva miracoli raggiungendo il 7° posto e l’accesso all’Intertoto, a cui il club però preferiva rinunciare. Di derby dello Stretto, Aronica, ne ha visti tanti e ne ha vinti sia con la maglia del Messina che con la maglia della Reggina. Ne ha anche persi, sia con la maglia della Reggina che con quella del Messina. La sua carriera è forse la più prestigiosa di tutti i protagonisti di questo derby: partito dal Bagheria, ha indossato (anche se solo per una volta) la maglia della Juventus in serie A, poi è rimasto a lungo a Crotone tra serie B e serie C1 (113 presenze in rossoblù) prima di trasferirsi all’Ascoli in B. Successivamente l’esperienza di Messina (102 presenze) e il trasferimento alla Reggina subito dopo il 30 aprile, quando al Granillo perdeva il derby dello Stretto nel 3-0 con cui gli amaranto conquistavano la salvezza matematica condannando i dirimpettai alla retrocessione in serie B. Scherzi del destino, dopo pochi mesi il Messina veniva ripescato al posto della Juventus retrocessa d’ufficio in serie B per lo scandalo di Calciopoli, e al San Filippo Aronica perdeva di nuovo il Derby stavolta con la maglia della Reggina, nel 2-0 con cui il Messina batteva i rivali di sempre. Ma in amaranto il difensore siciliano sarebbe rimasto altri due anni togliendosi grandi successi, collezionando 79 presenze fino a diventare cittadino onorario prima di seguire mister Mazzarri nel Napoli più bello degli ultimi anni. Alle falde del Vesuvio, Aronica ha vissuto la sua esperienza calcistica più prestigiosa ed esaltante: 111 presenze in serie A, 141 complessive con i partenopei, tra cui 8 in Champions League e 12 in Europa League. Poi nel 2013 si trasferisce al Palermo, la squadra della sua città, appena 16 presenze nell’anno della retrocessione in serie B. Le cose vanno male, finisce fuori rosa e torna alla Reggina a gennaio di quest’anno per un atto d’amore. All’esordio da titolare un altro derby perso a Messina, 4-1: adesso per chiudere il suo personalissimo conto con i derby dello Stretto, gli manca un’altra vittoria amaranto, per lui che con la maglia del Messina ne ha vinti due e perso uno e con la maglia della Reggina ne ha vinto uno e persi due.
Infine Emanuele Belardi, nato a Eboli il 9 ottobre 1977: 38 anni, prodotto del vivaio della Reggina, con cui ha giocato 142 partite in tre categorie differenti (serie A, serie B e Lega Pro). L’esordio ufficiale in amaranto nel 1996, poi sempre con la Reggina dal 1998 al 2004, protagonista assoluto della seconda promozione in serie A nella stagione 2001-2002 (appena 33 gol subiti in 38 partite giocate tutte da titolare). Grande protagonista anche in serie A con 52 presenze in due stagioni tra 2002 e 2004, poi inizia il suo tour in giro per l’Italia e veste le maglie di Napoli (16 presenze in C1), Catanzaro (36 presenze in serie B), Juventus (5 presenze in serie A), Udinese (7 presenze in serie A), Cesena (15 presenze in serie B), Pescara (21 presenze in serie B). Il suo legame con Reggio Calabria lo spinge a tornare in riva allo Stretto, dapprima nel 2012 (9 presenze in serie B) e poi adesso in Lega Pro (11 presenze fino al momento). Tecnicamente è un portiere estremamente abile sui calci di rigore: in carriera ne ha parati 15, di cui 12 con la maglia della Reggina, ultimo quello di Letizia al Granillo in Reggina-Matera 2-3 di qualche mese fa. Ma Belardi in serie A ha addirittura ipnotizzato Cassano in un Sampdoria-Juventus, e poi difendendo la porta della Reggina Chevanton in un Reggina-Lecce, Kamara in un Modena-Reggina, Ferrante in un Reggina-Torino, Roberto Baggio in un Brescia-Reggina e Shevchenko in un indimenticabile Milan-Reggina finito 2-2 a San Siro nel giorno delle celebrazioni per il centenario della gloriosa società rossonera. Una partita incredibile, che avrebbe potuto vedere la Reggina trionfare grazie ai gol di Kallon e Pirlo, ma due clamorose papere proprio di Belardi rischiavano di compromettere tutto: al 90° l’arbitro fischia un rigore per il Milan con il risultato di 2-2, Emanuele non ha scelta, o para quel rigore e regala alla Reggina uno dei risultati più prestigiosi della propria militanza in serie A, oppure verrà bersagliato dalle critiche per le due papere precedenti che hanno compromesso l’impresa. Belardi quel rigore lo para. Il suo nome è scolpito per sempre nella storia amaranto.
Corona, Di Michele, Cirillo, Aronica e Belardi: cinque testimoni di un pezzo di storia del calcio italiano, cinque bandiere che sanno bene cosa significa il Derby dello Stretto. Cinque veterani che adesso si preparano all’ultimo tango in riva allo Stretto.