La conferma: Il pareggio ottenuto dal Torino in casa del Genoa testimonia la consistenza della squadra di Giampiero Ventura che, senza la dose di sfortuna che, in verità, ne ha accompagnato il cammino sin qui, sarebbe in una posizione ancora più alta in classifica. E se di sfortuna parliamo, è perchè i granata anche contro il Genoa hanno avuto parecchie occasioni da goal, trovandosi però di fronte un muro extralarge che risponde al nome di Mattia Perin. Il tecnico ha saputo dare il giusto equilibrio alla squadra, non snaturandone, però, l’anima offensiva ormai suo marchio di fabbrica. Insomma, le premesse per togliersi parecchie soddisfazioni ci sono tutte, purchè si cominicino a vincere le tante partie che, ad oggi, sono state pareggiate o addirittura perse.
La sorpresa: Delle volte si pensa che il cambio di allenatore non possa portare giovamento alcuno ad una squadra e ritenendolo un inutile dispendio economico per la società che deve farsi carico di due stipendi per lo stesso ruolo. Il caso del Chievo Verona, invece, dimostra come spesso l’arrivo di un nuovo allenatore possa come minimo fornire nuovi stimoli ai giocatori. I quali, per motivi che possono essere di varia natura, nella gestione precedente non sembravano più in grado di poter addirittura scendere in campo. Non ce ne voglia Beppe Sannino, bravo allenatore e persona eccezionale, ma evidentemente il suo tempo a Verona era finito. Ed è iniziato quello di Eugenio Corini, cavallo di ritorno che ha già conquistato 6 punti in due partite, una delle quali nel derby contro l’Hellas. Numeri importantissimi che rappresentano oro colato per una compagine come quella gialloblu che pareva doversi rassegnare alla retrocessione. Ed invece eccoci di fronte ad un Chievo letteralmente rinato, in grado di giocarsela pienamente per la salvezza.
La delusione: Va bene che ai giallorossi, contro l’Atalanta, è mancato un rigore, ma c’è poco di cui disquisire sugli arbitri se la Roma, nelle ultime quattro partite, ha portato a casa quattro pareggi, peraltro contro avversarie non irresistibili, come Torino, Sassuolo, Cagliari ed Atalanta. E’ evidente che qualcosa non va, e ridurre tutto ad errori arbitrali avrebbe il sapore di un’evitabile arrampicata sugli specchi. Da quando Totti si è infortunato, la squadra di Garcia ha avuto un netto ridimensionamento, che si nota soprattutto sul piano della personalità. Ma non solo visto che, in rosa, non c’è nessuno capace di svolgere la funzione tattica del Capitano che, a 36 anni suonati, si conferma il top player di questa squadra. Nulla è ovviamente perduto visto che, nonostante il netto rallentamento, la Juve è comunque ad appena 3 punti di distanza. La Roma è una squadra di assoluto valore, con in panchina un eccellente allenatore: vincere è ancora missione possibile.
Il top player: Ne abbiamo già parlato al primo punto: la palma di fenomeno della giornata la diamo a Mattia Perin, portiere del Genoa che, con l’arrivo di Gasperinu sulla panchina rossoblu, ha trovato evidentemente la tranquillità giusta per giocare senza troppe tensioni. E’ forte questo ragazzo, ha la classe dei numeri uno (in tutti i sensi), accomunata a quella sana follia che ha spesso caratterizzato tanti suoi predecessori illustri. Se il Genoa non ha perso contro il Torino lo deve soprattutto a Perin, classe 1992, che ha respinto gli attacchi continui di Cerci e compagni. Alla sua età, arriveranno sicuramente ancora dei periodi meno facili, ma il ragazzo ha carattere per non farsi trovare impreparato. Parlare di lui come dell’erede di Buffon è ancora prematuro (nonostante lo si faccia da anni) ma, a nostro modo di vedere, tra i tanti giovani e bravi portiere del calcio italiano è proprio Perin il più talentuoso. Se continua così, la maglia numero uno dell’Italia sarà, un giorno, sua. Citazione d’obbligo anche per Borja Valero, meraviglioso regista di centrocampo che meriterebbe ben altra considerazione, aldilà della doppietta siglata contro il Verona.
Il flop player: Nella partita vinta ieri dal Napoli contro la Lazio, la nota stonata si chiama Pablo Armero. L’esterno colombiano, strappato lo scorso gennaio alla concorrenza di Juve ed Inter, si è infatti reso protagonista di una prestazione a dir poco disastrosa, dove è stato letteralmente asfaltato da Candreva, che lo ha mandato in bambola per 90 minuti. Armero non ne ha azzeccata una, sbagliando tutto, anche il più banale dei passaggi. E se una partita storta può capitare, nel suo caso, col passare del tempo, Armero si sta dimostrando sempre più inadeguato al ruolo di terzino sinistro titolare del Napoli. Gli fa difetto innanzitutto la sagacia tattica: ad Udine giocava sulla linea dei centrocampisti e lì, in caso di errori, c’era la difesa centrale a coprirne in qualche modo le falle. Qui le cose vanno diversamente, ed il problema sta a monte: l’infortunio di Zuniga ha infatto lasciato un nervo scoperto, evidenziando ancora una volta le lacune difensive di una squadra che ha bisogno di rinforzi in questo reparto del campo, e non solo per quel che riguarda la fascia sinistra.
Il goal più bello: Era stato pesantemente criticato negli ultimi tempi per via della sua latitanza in zona goal. Del resto, l’ultima rete in campionato su azione di Gonzalo Higuain risaliva addirittura allo scorso 22 settembre, quando l’argentino aveva trafitto la porta del Milan, difesa da Christian Abbiati. Dopo, unicamente la doppietta su rigore realizzata il 27 ottobre contro il Torino. Da lì in poi, il nome di Higuain sul tabellino dei marcatori, in Serie A non lo si è letto più. Fino a ieri, quando il ‘Pipita’ ha siglato una doppietta in casa della Lazio, dove va esaltata soprattutto la prima segnatura, realizzata partendo praticamente dalla lunetta di centrocampo, quando Higuain ha mandato a prendere il latte Cana con una finta da primo della classe, prima di involarsi verso l’area di rigore avversaria. Qui, dopo aver avuto la meglio su Ciani, facendo a sportellate, ha piazzato un piattone destro di chirurgica precisione su cui nulla ha potuto Marchetti. Serviva eccome, al Napoli, un Higuain così.