Inter, Kondogbia: “Non guardo la Champions, mi rode non esserci”

Arrivato la scorsa estate in Italia, il centrocampista dell'Inter Geoffrey Kondogbia ha parlato del suo primo anno in nerazzurro e di cosa si aspetta per il futuro

Il centrocampista dell’Inter, Geoffrey Kondogbia, intervenuto nel corso di un’intervista a L’Equipe, ha parlato di questo suo questo primo anno in maglia nerazzurra e di cosa si aspetta per il futuro sia a titolo personale che a livello di club: “Non sono pentito, anche se quando non giochi puoi perdere la fiducia in te stesso. Nel calcio di oggi bisogna saper mostrare le proprie qualità individuali e questo non lo so fare ancora. Me lo ripete anche mio padre di mettermi di più in mostra. Non è una questione di timidezza né di menefreghismo, ma devo sforzarmi. Ho fatto sempre fatica il primo anno: prima ti dicono che sei il top e poi il flop, ma non sono preoccupato. Ho già vissuto questa situazione sia a Siviglia che al Monaco. All’Inter ambientarmi è stato facile, con molti giovani, tanti arrivati da poco: si parla italiano, anche se ci sono molti stranieri, ma è molto piacevole. Il cambiamento rispetto al Monaco è stato grande, in Italia c’è molta passione e si lavora tanto sulla tattica: 3-4 sedute video al giorno, in allenamento si provano vari schemi. Sono all’Inter anche per colmare le mie lacune in termini di rigore: non è facile ma bisogna insistere e lavorare. In rosa nessuno può dire di non aver giocato, Mancini fa molto turnover. Magari non piace, perché quando non giochi perdi fiducia. Ma i risultati ora gli danno ragione”.ù

“So che posso fare di più – ha aggiunto il nerazzurro – ma non per questo sono un cattivo giocatore. Ho 23 anni e non è finita. Sono uno che ama proiettarsi sul lungo periodo, nonostante la mia carriera dica il contrario, ma non si controlla tutto nel calcio. Quando però vedi gente come Stankovic e Zanetti ti viene voglia di restare qui a lungo. È gente che ha vinto tutto e che ascolti. Vogliamo andare in Champions anche per i tifosi, per me non giocarla per due anni di fila sarebbe troppo. La mia famiglia si prende gioco di me perché io non guardo le partite in generale. Ma non guardo soprattutto quelle di Champions perché mi rode non esserci, vorrei giocarla. Mi manca provare quelle sensazioni. Convocazione per gli Europei lontana? È comprensibile, sono emersi molti giocatori nel mio ruolo, ma mi sento più vicino all’Europeo di quanto non lo fossi al Mondiale del 2014, anche se non l’ho mai dato per scontato”.