La notizia filtrata nella notte, ora è ufficiale: Marco Fassone, direttore generale dell’Inter, lascia il club o meglio la dirigenza guidata da Thohir e da Bolingbroke lo ha cortesemente invitato ad andare via.
In altre parole, un licenziamento in piena regola dopo tre anni di incomprensioni e di difficoltà. Il rapporto non è mai decollato, un pò per il passato bianconero del dirigente e un po’ per alcune scelte strategiche legate al mercato e alla querelle per lo stadio di San Siro. Il ‘casò c’è ma non si vede: l’Inter – attraverso il suo ufficio stampa – fa sapere di aver appreso la notizia dai media. Nè conferme, nè smentite. Solo in tarda serata arriva il comunicato ufficiale dell’epurazione di Fassone che viene calorosamente ringraziato da Bolingbroke, lo stesso che mercoledì pomeriggio gli ha comunicato la brutta notizia.
“Marco Fassone – si legge nella nota del club – non ricopre più il ruolo di Direttore Generale del Club. Il CEO Michael Bolingbroke ha dichiarato: “Vorremmo ringraziare Marco per il suo lavoro nei tre anni trascorsi all’Inter. Ha sempre fatto del suo meglio per la Società, gli auguriamo ogni successo per il futuro”.
La vicenda ricalca quella di Marco Branca, il direttore tecnico finito nella lista nera di Thohir. Degli anni d’oro di Moratti non resta niente o quasi: l’ex presidente ha preferito rinunciare a ogni carica, lo stesso ha fatto il figlio Angelomario. Poi Branca e Fassone, entrambi defenestrati. L’ormai ex direttore generale diserta gli impegni pubblici, declina l’invito al Coni dove si parla di medicina sportiva, va invece a raccogliere le proprie cose ad Appiano Gentile, saluta commosso la squadra e lo staff tecnico.
Un’uscita silenziosa coerente con un’esperienza luci e ombre come quelle relative allo scambio Guarin-Vucinic bloccato da Thohir in seguito alla reazione rabbiosa dei tifosi nerazzurri. Adesso si pensa già al successore, forse Javier Zanetti o lo stesso Bolingbroke, più lontana l’ipotesi di un ritorno di Ramiro Cordoba. Non è esclusa quella di rafforzare il ruolo di Mancini, dandogli competenze da general manager come già accade in Inghilterra.