Buffon ed i retroscena: le manganellate dalla polizia, la canna e tutte le ‘cazzate’

“E’ vero che una volta prese qualche manganellata dalla polizia? E’ una storia che risale a vent’anni fa. Dopo una partita diedi un passaggio a un tifoso del Parma. Al casello c’era un posto di blocco della polizia. Appena vide le luci blu, lui si dileguo’. A confronto con loro rimasi solo io. Oggi, ovviamente, non commetterei piu’ quelle leggerezze, ma riconosco ancora quel ragazzo capace di slanci di solidarieta’ nei confronti di un amico. Anche di un amico che sbaglia”. Sono le parole di Gigi Buffon in esclusiva a Vanity Fair. Sulle ultime vicende che riguardano il calcio: “Se affonda un barcone a Lampedusa e muoiono 300 persone ci commuoviamo e pensiamo anche ad adottare i bambini rimasti orfani, ma se non affonda ci lamentiamo dell’ingresso di 300 immigrati e ci chiediamo cosa vengano a fare. E’ difficile provare a contestualizzare quanto successo a Milano. L’odio e’ un vento osceno, da qualunque parte spiri. Non solo in uno stadio. Perche’ ho il forte sospetto che il calcio, in tutto questo, reciti soltanto da pretesto”.

Buffon
AFP/LaPresse

“Da ragazzo covavo una sensazione di onnipotenza e invincibilita’. Mi sentivo indistruttibile, pensavo di poter eccedere, di fare quel che volevo… Mi tengo ben stretta la sana follia dei miei vent’anni… Ho fatto le mie cazzate, ne ho assaporato il gusto e in un certo senso sono contento di non essermene dimenticata neanche una”. Per esempio, la volta in cui rispose male al suo allenatore Nevio Scala: “Si giro’ verso di me e mi guardo’ come nessun altro ha mai piu’ fatto. Era furibondo e aveva tutte le ragioni”. Un errore di gioventu’, uno grosso, ha saputo evitarlo: “Non drogarsi, non doparsi, non cercare altro fuori da te sono principi che i miei genitori mi hanno passato presto. A 17 anni, quando in discoteca mi mettono una pasticca sulle labbra, io so come e perche’ dire di no”. Giusto forse “un tiro di canna fatto da ragazzo”, e il ricordo della Nell’intervista a Vanity Fair, Buffon ricorda la depressione che lo colpi’ piu’ di quindici anni fa“nuvola di fumo che avvolge i tifosi della Casertana, una nebbia provocata non dai fumogeni, ma da 200 canne fumate tutte insieme: e’ come se la vedessi ora”.

Poi parla della depressione: “Per qualche mese, ogni cosa perse di senso. Mi pareva che agli altri non interessassi io, ma solo il campione che incarnavo. Che tutti chiedessero di Buffon e nessuno di Gigi. Fu un momento complicatissimo. Avevo 25 anni, cavalcavo l’onda del successo e della notorieta’. Un giorno, a pochi minuti da una partita di campionato mi avvicinai a Ivano Bordon, l’allenatore dei portieri, e gli dissi: “Ivano, fai scaldare Chimenti, di giocare io non me la sento”. Avevo avuto un attacco di panico. Non ero in grado di sostenere la gara. Se non avessi condiviso quell’esperienza, quella nebbia e quella confusione con altre persone, forse non ne sarei uscito. Ebbi la lucidita’ di capire che quel momento rappresentava uno spartiacque tra l’arrendersi e fare i conti con le debolezze che abbiamo tutti. Non ho mai avuto paura di mostrarle ne’ di piangere, una cosa che mi capita e di cui non mi vergogno affatto”. Sull’eliminazione dell’Italia dal recente Mondiale: “Ventura? Che noi calciatori lo abbiamo osteggiato e’ una balla colossale. Ventura ha avuto la nostra massima disponibilita’ e lo abbiamo difeso in ogni occasione. A un certo punto, e’ vero, si e’ sentito solo. Ma forse un sostegno diverso avrebbe dovuto averlo da chi di dovere. Evidentemente molte cose non hanno funzionato come avrebbero dovuto. Come insegnante di calcio, a me Ventura e’ piaciuto tantissimo”.

SCARICA GRATIS L’APP DI CALCIOWEB PER ESSERE SEMPRE AGGIORNATO IN TEMPO REALE

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE SEMPRE AGGIORNATE SU CALCIOWEB