A tutto Inzaghi: “A Venezia ho vinto anche grazie alla Juve…”, poi il futuro e una frecciata al Milan

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Dopo la sfortunata esperienza sulla panchina del Milan, Pippo Inzaghi si è preso la sua rivincita centrando la promozione in Serie B con il Venezia e vincendo la Coppa Italia Lega Pro. Il tecnico dei lagunari ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della ‘Gazzetta dello Sport’ in cui spiega i segreti del successo e non solo. Ecco le sue dichiarazioni:

“Il mestiere dell’allenatore è più difficile di quello del giocatore, ma poi i successi te li godi di più. E l’ultima vittoria è sempre quella più bella. Atalanta-Juve? Quella di oggi è una sfida molto interessante dal punto di vista tattico: il 3­-4­-1­-2 di Gasperini è difficile da affrontare, ci sono buoni palleggiatori, esterni fortissimi. Kessie è eccezionale. Ma la Juve non molla mai, anche se magari penserà un po’ alla Champions. Guarderò sicuramente la partita. La Juve è ormai campione, ma non ho mai avuto dubbi. L’Atalanta deve ancora lottare, ma spero che conquisti l’Europa insieme a Lazio e Milan. Champions alla Juve? La società è solida, squadra fortissima, giocatori eccezionali: con queste basi prima o poi il momento giusto arriva. Allegri è stato bravissimo a trovare la formula ideale e a far sacrificare tutti.

LaPresse/Fabio Ferrari
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Le confesso una cosa: Al Venezia ho mostrato i filmati del lavoro di Mandzukic e della compattezza della Juve in fase difensiva. Non è un caso se abbiamo preso solo 9 gol in trasferta, primato europeo. I lavorare come il croato? Non avrei potuto farlo, non avevo il fisico. Però avevo altre qualità…”.

Inzaghi rifila poi una frecciatina al Milan:  Al Milan ho avuto molte difficoltà, ma non ho mai perso forza e convinzioni. Conosciamo le problematiche che ci sono lì, nessuno in questi anni ha fatto meglio pur spendendo cento milioni o con rose superiori alla mia. Io sapevo che se mi avessero dato la possibilità di lavorare bene avrei potuto incidere, anche grazie al mio staff. E sono contento di averlo dimostrato. Non mi interessava la categoria. Penso di essere una persona onesta, appassionata, preparata, informata. Lavoro venti ore al giorno per dare ai miei giocatori le informazioni giuste. Soddisfazione più grande? La gioia dei miei giocatori. E la sensazione di avergli trasmesso quanto sia bello vincere. Dopo la promozione in B nello spogliatoio dissi che se qualcuno era logoro e non se la sentiva di dare il massimo per la Coppa Italia l’avrei perdonato. Beh, non ha mollato nessuno, hanno capito che non succede ogni anno di vincere o giocare finali. Ed è stato bellissimo. Tra vent’anni si ricorderanno di quello che hanno fatto, perché vincere non è mai facile, a prescindere dalla categoria, e ci siamo riusciti con numeri da record”.

Messaggi speciali su Whatsapp: “Da Galliani, Andrea Agnelli, Paratici,Gandini, Tare. Poi Ancelotti e Cannavaro ha creato una chat di gruppo per noi campioni del mondo del 2006. Lì mi hanno scritto tutti“.

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“Io ho cercato solo di fare il mio lavoro con onestà e passione – ha continuato ‘Pippo’ – se un allenatore è credibile, i giocatori lo seguono a prescindere dai gol che ha eventualmente segnato anni prima. Li ho fatti mangiare riso in bianco, bresaola e petto di pollo. Ma io e lo staff mangiamo come la squadra: le regole valgono per tutti. Insisto molto sull’alimentazione. Quando torniamo dalle trasferte nessun panino nei sacchetti: ci fermiamo al ristorante e mangiamo come atleti. Sono un martello, è vero”.

Sul futuro: Ho un contratto per un altro anno e mi trovo benissimo con Tacopina e Perinetti. È giusto però incontrarsi per vedere se coincidono le ambizioni. Ma credo di sì. Io voglio continuare a vincere e loro finora hanno fatto miracoli”.

Tra un mese saranno dieci anni esatti dalla finale di Atene: Dopo la doppietta al Liverpool non dormii per dieci notti. Sono stati anni stupendi, ricchi di soddisfazione. È cambiata la mia vita, ma non sono cambiate le emozioni. E non cambia la voglia, dopo ogni vittoria, di alzarmi presto al mattino e andare a leggere i giornali, cosa scrivete di me e della mia squadra“.