L’Italia deve ripartire, per la seconda volta consecutiva da zero. Dopo l’eliminazione ai Mondiali del 2010 in SudAfrica, sempre nel gruppo eliminatorio con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia, pensavamo che la nostra Nazionale avesse toccato il fondo per poi rialzarsi arrivando in finale all’Europeo 2012 e in semifinale alla Confederation Cup 2013.
Adesso c’è l’attenuante delle avversarie più forti e titolate come l’Uruguay e l’Inghilterra, ma in realtà ad eliminare gli Azzurri in questo Mondiale brasiliano 2014 è stata la Costa Rica. Prandelli s’è dimesso e giustamente finisce un ciclo fallimentare. Non si poteva pretendere la vittoria del Mondiale, anche se a nostro avviso non c’è una Nazionale che abbia un centrocampo di tecnica e qualità paragonabile a quello dell’Italia, che però in difesa e in attacco è troppo debole per poter competere con alcune big come Brasile, Argentina, Olanda, Francia e Germania. Sarebbe stata durissima anche con Belgio e Colombia. Ma comunque bisognava andare avanti. Sul campo abbiamo dimostrato, nelle partite con Inghilterra e Uruguay, di essere calcisticamente superiori. Ma c’è mancato qualcosa in attacco, poi l’arbitro ci ha messo lo zampino ed è andata com’è andata.
Bando al disfattismo di chi adesso dipinge tutto nero, di chi aveva gli editoriali già pronti sui problemi del calcio italiano e della nostra società, cerchiamo di essere realisti: l’Italia è e rimane una delle più grandi potenze calcistiche del pianeta. Esce da un mondiale che comunque difficilmente avrebbe vinto, dopo una gara sfortunata e condizionata da alcune clamorose decisioni dell’arbitro. Dopotutto 8 anni fa alzavamo la coppa a Berlino senza probabilmente meritarla a pieno. In finale la Francia ci era stata nettamente superiore, e l’unica vera partita di quel torneo fu la semifinale contro la Germania. Una semifinale conquistata passeggiando grazie ad una serie di accoppiamenti fortunati e ad un tabellone facilissimo (Australia agli Ottavi – per giunta battuta a fatica – e Ucraina ai Quarti). Ben venga una vittoria non pienamente meritata e dovuta anche alla fortuna, ma allora non strappiamoci i capelli se adesso usciamo probabilmente troppo presto e per la sfiga (Godin ha segnato con la spalla a dieci minuti dalla fine un secondo tempo che noi abbiamo giocato quasi tutto con l’uomo in meno) o per l’arbitro, come già era successo nel 2002 quando una delle Nazionali italiane più forti di sempre si era dovuta fermare agli Ottavi per colpa di Byron Moreno.
L’Italia deve ripartire, e deve farlo in fretta: Prandelli ha consegnato le sue “irrevocabili dimissioni“, ha fatto molti errori e se ne è preso le responsabilità. Ma forse è anche stufo dell’ambiente della Nazionale e vuole tornare ad allenare un club: dell’Italia ci ricordiamo tutti solo quando ci sono i Mondiali e gli Europei, per il resto durante le stagioni pensiamo solo a Juve, Napoli, Roma, Milan, Inter e speriamo che i nostri beniamini non vengano convocati per evitare infortuni che possano compromettere le prestazioni nei club. Prandelli ha fatto molto bene con l’Italia nel complesso di questi 4 anni: è partito da zero, ha portato gli Azzurri alla finale dell’Europeo e alla semifinale della Confederation, adesso ha sbagliato un Mondiale ma ci sono tante note positive da cui poter ripartire, prima di tutto Verratti e Darmian, sempre tra i migliori in campo in questo Mondiale. E poi ci sono tutti i ragazzini che hanno portato l’Under 21 alla finalissima degli Europei 2013, battuti solo dalla Spagna: Florenzi, Immobile, Insigne, Saponara, Gabbiadini, lo stesso Verratti ma anche Fabio Borini, Andrea Bertolacci e Luca Caldirola. Tanti giocatori di qualità che adesso giocano all’estero, perchè nel campionato italiano non hanno trovato spazio. Forse alcuni di questi potevano essere già parte di questa Nazionale, ma adesso è facile parlare col senno di poi. Se ieri Moreno non avesse espulso Marchisio o avesse cacciato fuori Suarez, staremmo parlando di altro. Il nuovo CT dovrà girare molto per l’Europa, dalla Germania alla Francia e all’Inghilterra, perchè i nostri migliori giocatori sono tutti lì, tra Liverpool, Borussia Dortmund, PSG e Werder Brema ovviamente senza trascurare la serie A.
Adesso bisogna fare in fretta: l’Italia deve conquistare gli Europei del 2016 che si disputeranno in Francia, e poi bisognerà pensare ai Mondiali del 2018 in Russia. Un appuntamento importante per le statistiche della nostra nazionale, che da mezzo secolo raggiunge la Finalissima dei mondiali una volta ogni 12 anni: 1970 (battuti dal Brasile), 1982 (Campioni del Mondo), 1994 (battuti dal Brasile), 2006 (Campioni del Mondo). E 12 anni dopo l’ultima volta c’è Russia 2018. Ovviamente a quello si penserà dopo. Prima ci sono gli Europei francesi da conquistare, e sarà durissima: saranno i primi con una nuova formula in stile mondiale (6 gruppi e non 4, poi dagli Ottavi di Finale e non dai Quarti), quindi si preannunciano molto più competitivi.
Nei gironi di qualificazione, l’Italia avrà vita dura: è inserita nel più difficile, con squadre come Croazia, Norvegia e Bulgaria oltre alle meno titolate Malta e Azerbaigian. Sei squadre, se ne qualificano solo due. La prima partita il 9 settembre, tra poco più di due mesi, all’Ullevaal Stadion di Oslo contro la Norvegia, poi il 10 ottobre in casa contro l’Azerbaigian e il 13 ottobre la trasferta di Malta. Il calendario continua con Italia-Croazia il 16 novembre per concludere gli impegni ufficiali del 2014. E non si può ricominciare sbagliando: la nostra speranza è che il nuovo CT sia Luciano Spalletti. Ha esperienza internazionale e le sue squadre giocano bene. E’ uno che ha fatto bene ovunque, è venuto fuori dal basso con una gavetta straordinaria, da Empoli a Udine fino a Roma e adesso allo Zenit lo adorano tutti e un motivo ci sarà.