Italia, ecco la “generazione di fenomeni”: ne siamo certi? In pochi giocano ad alto livello…

Parlando della Nazionale italiana, si esalta già la nuova generazione di “fenomeni” che si va delineando per il futuro. Di certo siamo di fronte a calciatori d’alto livello, ma parlare di fenomeni appare un po’ eccessivo, anche se sappiamo bene che in Italia siamo sempre un po’ volatili da questo punto di vista. Per inquadrare bene un calciatore e stabilire se si tratti davvero di un fenomeno, è abbastanza chiaro che deve essere valutato in una squadra d’alto livello e nelle coppe europee. Un calciatore che lotta per non retrocedere non si misura con squadre del calibro di Barcellona e Real Madrid, e dunque per essere definito un fenomeno deve ancora mangiarne pane…

LaPresse/Gerardo Cafaro
LaPresse/Gerardo Cafaro

La parola “fenomeno” deve essere tramutata in “talento”… già si ragiona. Un talento è un giovane ragazzo con qualità che ancora deve dimostrare tantissimo. E allora Berardi che gioca ancora nel Sassuolo tra alti e bassi clamorosi: è un talento o un fenomeno? Si tratta di un talento che ancora ha tanto da dimostrare, così come Bernardeschi, Gagliardini, Locatelli, Romagnoli, Belotti… tutta gente da ZERO presenze in Champions League, e molti di questi resteranno a zero anche nella prossima annata. Prima di giudicare un calciatore, va visto in certi palcoscenici. Un ipotetico Torino-Chievo, non è la stessa cosa di giocare contro il Barcellona per il Gallo Belotti. In sostanza sono solo due i nostri giovani abituati a gare d’alto livello: Rugani e Verratti. I due hanno dimostrato di poter stare tra i big del calcio mondiale, ad oggi sono loro i nostri fenomeni del futuro, gli altri dovranno ancora dimostrarlo, ammesso che le big si decidano a dare una chance ai giovani italiani…