Risorgerò dalla mie ceneri. Può essere questa la frase affibbiata all’Italia dopo lo spareggio perso contro la Svezia. E l’Italia è risorta come la Fenice. L’Italia s’è desta. E gran parte del merito va a Roberto Mancini, capace di prendere la Nazionale dopo la tragedia sportiva della mancata qualificazione al Mondiale di Russia e di riportarla tra le migliori selezioni al mondo. Gli altri meriti sono dei calciatori. Un gruppo che si sta ben comportando, fatto di giovani ma anche di più esperti, il giusto mix per rilanciare tutto il movimento. La Nazionale ha una propria identità. E sono bastati meno di due anni per risalire la china. Un centrocampo di qualità, nel quale sono stati schierati a seconda delle situazioni Barella, Verratti, Jorginho, Pellegrini, Zaniolo, Sensi, pressing a mille, difesa alta per recuperare subito il pallone. Tutte caratteristiche che storicamente l’Italia non ha mai avuto. Siamo sempre stati la Nazionale del catenaccio. Un girone non irresistibile diranno tanti. Certo, ma non era scontato vincerlo (e con 3 giornate d’anticipo) dopo la parentesi Ventura. Abbiamo una delle migliori difese delle qualificazioni. Solo 3 gol subiti e non facendo catenaccio, ma giocando a viso aperto. Il calcio italiano è in ripresa, basta saper scegliere e schierare le pedine giuste al posto giusto ed evitare gli errori della precedente gestione.
Contro la Grecia non abbiamo giocato la nostra miglior partita, anzi. L’Italia, però, sa solo vincere e anche a Roma ha portato a casa i tre punti dopo un primo tempo bruttino. Nella ripresa siamo stati più cattivi e precisi e abbiamo vinto il match. Un segnale che qualcosa sta cambiando. Un atteggiamento propositivo che ci fa assomigliare alle big europee. Dall’azzurro sbiadito del novembre 2017 si è passati ad un azzurro vivo, acceso. Da quella partita con la Svezia sembra passata un’era e invece sono passati meno di due anni, impiegati a ricostruire la Nazionale sui giovani. 47 giocatori impiegati, 18 esordienti. Diamo a Mancini quel che è di Mancini.
Mancini ha avuto coraggio nel fare quello che in pochi (o nessuno) avevano avuto il coraggio di fare: lanciare i giovani. Il nostro calcio è sempre stato una fucina di talenti, ma spesso è mancata la fiducia. Nessuno si azzardava a convocare in Nazionale un “ragazzino” di 18 anni. Beh, Mancini ha fatto anche questo. Nicolò Zaniolo è stato chiamato in azzurro ancor prima di debuttare con il club. Una scelta coraggiosa, che ha pagato. I giovani di talento vanno inseriti, valorizzati, per favorire lo sviluppo futuro, quel ricambio generazionale che inevitabilmente ci dovrà essere e, in parte, c’è già stato. Dare l’addio ad un monumento della Nazionale come Buffon non era facile, ma l’Italia ha sempre sfornato i migliori portieri del mondo. I vari Donnarumma, Meret, Cragno, ma anche i giovani dell’Under 21 Plizzari e Carnesecchi sono estremi difensori già affidabili e di sicuro avvenire. Mancini ha scelto l’esperto Sirigu per fare da chioccia ai futuri numeri uno. La strada è quella giusta.
C’è sempre una maggiore collaborazione tra la Nazionale maggiore e le Under. Lo dimostra il continuo scambio tra l’Under 21 di Nicolato e la selezione di Mancini. I vari Zaniolo, Kean, Sottil, Tonali possono giocare con entrambe le Nazionali. Mancini ha già fatto capire di aver formato in questi anni il gruppo che porterà agli Europei, ma ha anche fatto intendere che le porte della Nazionale non sono chiuse per nessuno. Tra gli ultimi convocati figura Giovanni Di Lorenzo, alla prima chiamata in azzurro. Il terzino del Napoli ha ampiamente meritato di far parte del gruppo a suon di prestazioni ottime sia in campionato che in Europa con i partenopei, dopo la super stagione all’Empoli. Con il cambio di mentalità è tornato anche l’entusiasmo attorno alla Nazionale. Un fremito che difficilmente si era visto prima. La pausa per gli impegni degli Azzurri veniva vista come una cosa utile solo a far fermare i campionati nazionali. Oggi, invece, non è più così. L’Italia attira, la partita della Nazionale è attesa. Un cambio di mentalità, quello dettato da Mancini difficilmente realizzabile in così poco tempo. Voltare pagina non era facile, specialmente puntando su giocatori giovani e assumendosi il rischio. Altro merito di Mancini è l’aver dato un’impronta precisa alla squadra. Non siamo mai stati una Nazionale fondata sul bel gioco, anzi. Mancini è riuscito a far giocare bene l’Italia, possesso palla e qualità i diktat del Ct. Oltre a questo si è vista anche una condizione fisica invidiabile. La Nazionale corre dal primo all’ultimo minuto. Gente come Barella, Chiesa, Zaniolo, Sensi si sono rivelate scommesse azzeccate. Il vento è cambiato. E come ha detto Mancini in conferenza stampa dopo la vittoria con la Grecia speriamo che le notti magiche tornino a giugno 2020, magari con un epilogo diverso da quello del 1990.