“Sicuramente da quando sono commissario tecnico della Nazionale faccio qualcosa di diverso rispetto al passato: prima avevo un contatto quotidiano con i giocatori e con il profumo dell’erba, ma ho deciso con il cuore e sono andato a scegliere la Nazionale in un momento non semplice, mi auguro che sia la cosa giusta”. Sul numero di “Chi” in edicola domani, il commissario tecnico dell’Italia, Antonio Conte, si confessa in un’intervista esclusiva, rilasciata al settimanale diretto da Alfonso Signorini. Lo scorso febbraio Conte ha fatto saltare lo stage previsto per gli azzurri vista la poca disponibilita’ delle societa’ a concedere i giocatori. Sembrava pronto a dire addio per tornare ad allenare una squadra di club.
“Non e’ che manca il club. A me piace lavorare, vorrei lavorare, e mi sono accorto che in questa veste e’ piu’ difficile farlo con una certa continuita’ e questo mi ha, fra virgolette, un po’ “deluso”“, spiega il commissario tecnico. Ma restera’ almeno fino all’Europeo, come prevede il contratto. “Stiamo lavorando per far crescere un gruppo di giovani emergenti insieme con i vecchi, speriamo nei risultati”. Si dice che alla Juve, senza i metodi “duri” di Conte, si siano un po’ rilassati. “Quando una squadra mi chiama lo fa perche’ vuole vincere”, replica, “una volta che ottengo l’obiettivo, l’importante e’ quello, le altre cose sono relative”.
Conte lascio’ la Juventus per alcune divergenze e in Nazionale ha affrontato la discussione sugli stage. “Partiamo dal presupposto che da me ci si aspetta sempre il massimo risultato. Non e’ che chiedo troppo ma so anche che, nell’immaginario collettivo, se una squadra prende Conte deve vincere. Negli ultimi sei anni ho vinto cinque campionati (tre di A e due di B, ndr), e la mia storia porta ad avere pressioni. “Con Conte si vince”, dicono”.
Sulla Champions, trofeo che gli e’ mancato con la Juventus, Conte dice: “Bisogna avere pazienza e anche l’umilta’ di capire che oggi ci sono squadre di altri Paesi con piu’ esperienza e piu’ soldi che, per ora, la fanno da padroni. Detto questo, in Champions puoi andare avanti anche se hai un sorteggio favorevole, se non becchi il Bayern o il Real sino alla finale”. Il Ct difende Arrigo Sacchi, accusato di razzismo per aver detto che “ci sono troppi giocatori di colore nei settori giovanili”. “Rispetto al 2006, quando l’Italia vinse il Mondiale, Lippi poteva scegliere fra un 64% di giocatori italiani; oggi ho a disposizione un 33-34%.
Questo dato ti fa capire la difficolta’ che ho nel selezionare i giocatori, e’ un grido che lanciamo da tempo ma non viene recepito. Dispiace per Sacchi, per come e’ stato trattato, perche’ conosco la persona e il suo intendimento non era razzista, ma ho capito che in Italia tante volte ci facciamo male da soli”.
Alla domanda, infine, su quale sia il suo sogno come allenatore, Conte si sbilancia: “Continuare a insegnare calcio oltre a vincere. Adesso sono in Nazionale, poi decidero’ se cimentarmi all’estero o magari sposare qualche bel progetto in Italia”.