Juve, Lichtsteiner ammette: “Real, Barça e Bayern più forti di noi”

Nel corso di un'intervista rilasciata al sito ufficiale della Uefa, Stephan Lichtsteiner ha ripercorso un po' quella che è stata la stagione che si è appena conclusa per la Juventus 

“La Juve è sicuramente una delle grandi d’Europa, ma non ancora al livello di Real Madrid, Barcellona o Bayern Monaco”. A dirlo, nel corso di una lunga intervista rilasciata al sito ufficiale della Uefa, è il terzino bianconero Stephan Lichtsteiner che, durante la chiacchierata, ha ripercorso un po’ quella che è stata la stagione che si è appena conclusa della Juventus: “Durante la settimana che ha preceduto la finale di Champions ero piuttosto nervoso – ha detto il giocatore -, ma il giorno della partita passò tutto: ero rilassato ed eccitato per la finale – dice – . Sapevo che in due ore sarebbe finito tutto, in un modo o nell’altro. Pensi a vincere la coppa, tutto ruota attorno alla partita e l’attesa ti consuma. Avevamo disputato una grande stagione, vincendo due titoli, ed eravamo preparati a mettere le mani su quello “grande”. La Juve è una delle Grandi d’Europa, ma non ancora al livello di Real Madrid, Barcellona o Bayern Monaco. Club come questi raggiungono la finale regolarmente. Per me, tuttavia, era come l’opportunità di una vita, di quelle che non ti capitano più. Dopo il match ero fortemente deluso, ma in fin dei conti, pensandoci bene, potevo essere felice di tutto ciò che avevamo ottenuto come squadra. Sono anche orgoglioso della mia prestazione: ho giocato tutte i minuti delle 13 partite di Champions”.

Da Lichtsteiner, in Italia dal 2008, un elogio anche nei confronti del nostro Paese: “L’Italia è uno dei Paesi più belli d’Europa e ha tutto ciò che puoi desiderare. Il mare, le montagne, i laghi, ottimo cibo e un fantastico stile di vita. Sono anche un grande fan della mentalità degli italiani: sono aperti e rilassati, forse più al Sud che al Nord. Sono anche incredibilmente legati al calcio, che qui in Italia è più che altro una questione tattica: si cerca la perfezione più che la spettacolarità”. 

In chiusura, lo svizzero ha aggiunto: “Tutta le attenzioni che ricevo da calciatore professionista per me non sono importanti. Al contrario, credo che i soldi rendano il calcio superficiale, così come l’eccessiva pressione. Ecco perché sono sempre felice di tornare in Svizzera. Qui posso essere me stesso e io, credetemi, non sono più speciale rispetto a qualcun altro solo perché sono un calciatore”.