Juventus, Buffon si confessa: il calcio giocato, il futuro da ct e la depressione

Il portiere della Juventus e della Nazionale Buffon si racconta, il passato, il presente ed i programmi per il futuro, poi svela alcuni retroscena

La carriera di Gianluigi Buffon è stata strepitosa, il numero uno bianconero è ancora oggi uno dei portieri più forti al mondo e per il futuro sembra avere le idee chiare. In un’intervista a ‘So Foot’ il portiere bianconero ha dichiarato: “dopo quest’anno, farò ancora due stagioni prima di smettere. Non voglio giocare dopo i 40 anni. Ma voglio arrivare a 40 anni come sono adesso”.

“Ho un notevole bagaglio di esperienza, ma non voglio allenare. Piuttosto mi piace il ruolo del selezionatore. Sono ambizioso. Se faccio qualcosa è con l’idea di arrivare in alto: senza di questo smetterei di vivere. Andrei verso delle nazioni come gli Stati Uniti o la Cina, che hanno un grande potenziale per una grande popolazione e che tra una dozzina d’anni potrebbero vincere”.

“Anche se mi offrissero il doppio dello stipendio altrove, io resto a vita alla Juve. Farne parte mi rende fiero. Perché ha un valore. E certi valori oggi sembrano fuori moda. Ai miei tempi si giocava all’oratorio, in gruppo e convivialità. Oggi i giovani stanno davanti a computer, iPad e calcisticamente fantasia, ispirazione e talento ne sono anestetizzati.  Da noi se uno sbaglia è fregato. Chi resta ai vertici da noi è molto forte anche psicologicamente”.

Su un brutto periodo e la depressione: “avevo 25-26 anni, il ragazzo stava diventando uomo. Era il momento di lasciar perdere l’incuria, la gioia e tutte le stronzate che si possono fare da giovani. Questo cambiamento da un’età all’altra mi ha fatto passare quello che ho passato. Ho superato la depressione senza prendere farmaci: non ho mai voluto essere dipendente da niente e da nessuno. Cercai da solo l’uscita, parlando con qualche amico”. Poi l’aneddoto su Euro 2004: “ero molto spaventato dalla prima uscita contro la Danimarca. Avevo paura di fallire. Ho provato una grande ansia. Grazie al talento e alla fortuna ho disputato una buona partita. E ho svoltato. Ricordo lo shock e le emozioni procurate da alcune parate importanti”.

“Al fischio finale, per la prima volta in 5-6 mesi, non ho più sentito tremori alle gambe: stavo ritrovando la forza che mi aveva sempre accompagnatoEra come se fossi nato di nuovo. La partita finì 0-0, erano tutti arrabbiati tranne io, che avvertivo di aver probabilmente risolto il mio problema”.