Proveniente da Salvador, dove ha assistito a Spagna-Olanda 1-5 e ha apprezzato i sapori forti della cucina baiana (postando foto di piatti di ‘bobò di camarao’ e di ‘moqueca’), Kobe Bryant è arrivato a Rio de Janeiro dove, come aveva fatto quattro anni fa a Johannesburg, ha presenziato a un evento del suo sponsor Nike inaugurando dei nuovi campi di gioco per i giovani: nel 2010 era successo a Soweto, stavolta nella zona di Flamengo, che dà il nome alla squadra più amata del Brasile. Ovviamente è stato chiesto al fenomeno dei Los Angeles Lakers, vincitore di 5 ‘anelli’ della Nba e due ori olimpici, per chi faccia il tifo in questa Coppa, e lui ha risposto così: “per prima cosa faccio il tifo per gli Usa, ma sono anche mezzo italiano”, facendo capire di avere una certa passione anche per gli azzurri e di non aver dimenticato i tempi della sua infanzia, quando ha vissuto nelle varie città d’Italia in cui giocava suo padre Joe e lui, bambino, si appassionò per il Milan di Gullit e Van Basten. “Però mi piace molto anche il modo – ha aggiunto Bryant, entusiasta di questa sua esperienza in Brasile – in cui la gente di qui interpreta la vita e il calcio. Sono certo che quello di Fortaleza tra Brasile e Messico (domani ndr) sarà un grande match e voglio assolutamente andarci. Certo per i giocatori brasiliani non deve essere facile dover sopportare la pressione di giocare in casa e dover assolutamente vincere. Ma vado pazzo per il modo in cui giocano”. “Voi avete reinventato questo gioco – ha aggiunto il n.24 dei Lakers – e ridefinito stile e regole. E si dovrebbe giocare sempre come la Selecao: molti altri team invece si muovono come dei robot. E’ una cultura che mi porto dentro anch’io, da quando ero piccolo”. Inutile dire che c’è stato chi ha augurato a Kobe di fare come il Brasile: vincere il sesto titolo, la Selecao a luglio, l’asso dei Lakers nel 2015, visto che l’anello di quest’anno è stato appena conquistato dagli Spurs di Belinelli.
Kobe Bryant cuore azzurro: “sono in parte italiano…”