La cura post-Mondiale di Antonio Conte ha portato i suoi effetti fin dalle prime gare: primo posto nel girone di qualificazione, 3 partite e 3 vittorie, 6 gol fatti ed uno solo subito.
Nel calcio come nella vita contano i risultati, questo è fuori discussione, ma siamo così sicuri che i dati sopra riportati siano lo specchio fedele del valore di questa nazionale?
Inutile illudersi e difendere l’orgoglio nazionale fino allo stremo delle forze: questa squadra è ancora dietro a tantissime altre. Germania, Inghilterra, Francia, Belgio, Spagna, Olanda (non lasciamoci ingannare dall’amichevole estiva) ci guardano ancora dal basso verso l’alto, almeno dal punto di vista qualitativo.
La scelta di puntare sui vari Zaza, Immobile, Florenzi, De Sciglio ecc.. è assolutamente obbligata e dettata dalla pochezza del movimento italiano: non avendo fenomeni affermati, bisogna puntare sulla crescita e sull’entusiasmo dei giovani.
Se giocatori che hanno partecipato a due disastri Mondiali sono ancora titolari inamovibili un problema di fondo c’è e sussiste ancora, visto che neanche sotto la gestione Conte questi giocatori sono stati sostituiti. Non per cecità o poca sapienza tecnica, ma perchè davvero questi giocatori che per due Mondiali consecutivi sono stati eliminati ai gironi rimangono i migliori anche oggi.
Proprio per questo motivo la convocazione di calciatori come Rugani, che fino allo scorso Settembre sarebbe rimasto in Under 21, è arrivata dopo le prime 6 giornate di campionato.
L’Italia di Conte sa solo vincere, ma la strada è ancora tutta in salita.