La clausola rescissoria è una “barzelletta”: Cairo ed il caso Belotti lo dimostrano

Belotti e la sua clausola rescissoria stanno facendo molto discutere: cifre da capogiro che in realtà lasciano il tempo che trovano, la situazione

Clausola rescissoria Belotti – Nelle ultime ore si è fatto un gran parlare della clausola presente nel nuovo contratto che lega Belotti al Torino: 100 milioni di euro, valida solo per l’estero. Onestamente una cifra assolutamente spropositata, che apre un discorso già affrontato in passato a causa di valutazioni appositamente eccessive date a tali clausole. Servono davvero? E’ giusto non regolamentarle? Che senso hanno se le valutazioni sono incredibilmente fuori mercato? Queste le domande che ci si pone in merito alle note clausole rescissorie, ma andiamo con ordine analizzando da dove deriva tale scelta.

LaPresse/Spada
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La clausola rescissoria nasce in Spagna (articolo 16 del Real Decreto n. 1006 del 26 giugno 1985), con lo scopo di unire la volontà di libertà contrattuale del calciatore, con gli interessi della società. In realtà però tale scopo è stato presto messo da parte, e si è fatto un uso delle clausole ben diverso. Adesso infatti tale cifra viene posta molto più in alto di quanto sia effettivamente giusto, quasi per scoraggiare le pretendenti, come in parte rivelato dal presidente del Torino Cairo nel caso di Belotti. “Il rinnovo del contratto di Belotti per noi è importante, anche in virtù di questa clausola valida solo per l’estero da 100 milioni di euro. Chi lo vuole dovrà strapagarlo, ma spero nessuno arrivi a offrire questa cifra così importante”, ha dichiarato. Due spunti importanti quelli dati da Cairo, intanto il termine “strapagare” dimostra che lui stesso crede che la cifra sia spropositata, poi ammette che spera che nessuno arrivi a tale cifra, dimostrazione del fatto che la clausola è come detto in precedenza, usata per scoraggiare le pretendenti. Intendiamoci, bravissimo Cairo a blindare Belotti, colpo di mercato splendido del club granata. Dunque la clausola rescissoria è diventata una barzelletta, equivale oramai a dire “non vogliamo vendere il calciatore a me no che non siate pazzi… e solo all’estero”. In realtà poi al di là della clausola le società trattano i trasferimenti ugualmente. Il Barcellona ha venduto ad esempio Fabregas a 33 milioni nonostante la clausola di 200, il Real Madrid ha fatto lo stesso con Ozil, 60 milioni incassati dall’Arsenal e non i 200 della clausola rescissoria.