Se nella Colombia ricca di talento, già qualificata agli ottavi dopo due partite, c’è anche Camilo Zuniga, il giocatore del Napoli lo deve alla madre e alle altre donne della sua famiglia. La nonna Graciela, ad esempio, che se lo teneva vicino, da piccoletto, quando ascoltava le cronache delle partite alla radio mentre lavorava a maglia nel cortile della sua casa di Chigorodò, dove il futuro giocatore nacque il 14 dicembre 1985, oppure una severa zia, ma soprattutto la madre, Maria Eugenia, che giocava a calcio e diede l’imprinting al futuro giocatore. La nonna, morta due anni fa, come racconta ‘El Espectador’, uno dei maggiori quotidiani colombiani, era un’accesa tifosa del Nacional di Medellin, e non si perdeva una partita alla radio, visto che in casa non c’era la tv. E tutti i nipoti e i bimbi del vicinato le facevano ruota, ascoltando in silenzio le radiocronache. La mamma giocava nella squadra femminile dell’Antioquia di Chigorodò, nel ruolo di difensore, quasi una premonizione del futuro ruolo del figliolo. Camilo seguiva le partite di Maria Eugenia, nota col soprannome di Ninota, e ascoltava durante gli allenamenti le istruzioni dell’allenatore, anche in questo caso una donna, Marta Bedoya. Non ci volle molto al piccolo Camilo per affermare ”voglio giocare a calcio come la mia mamma”. Chiese di fare dei provini, finché ottenne quel che voleva e a 14 anni giocava nelle giovanili del club della sua cittadina. Ma le donne della sua famiglia amanti del calcio erano anche altre, per esempio la zia Mariela, donna d’altri tempi, severa e meticolosa, tifosissima del Nacional, che al nipotino un po’ scapestrato, che allo studio preferiva il calcio, insegnò soprattutto la disciplina. C’è un episodio che Zuniga, oggi 29enne ancora ricorda: un giorno il discolo si mise a giocare al pallone dentro casa, inevitabilmente fece un danno, cioè ruppe un vaso. La zia lo guardò malissimo senza fiatare, lui ebbe solo la forza di rispondere: ”Un giorno te lo ricompro, un giorno divento un grande calciatore e ti ripago il danno”. Il matrimonio fra Zuniga e il calcio ha dunque un significativo prologo di stampo matriarcale mentre, difficile a credersi in terra latinoamericana, poco o nulla sembrerebbe avere influito il padre, omonimo del figlio, e poco versato nel gioco del pallone. Zuniga ha sicuramente ricomprato il vaso rotto in casa della zia, nel senso che ha ripagato tanta passione ereditata dalla famiglia e addirittura, prima ancora di diventare un campione e distinguersi nel calcio d’oltreoceano, è riuscito ad arrivare nel Nacional di Medellin, la squadra che ha fatto irruzione nella sua infanzia, a causa del tifo della sua amata nonna e di tutte le donne della sua famiglia, e vincere con quella maglia tre campionati. E a 29 anni da compiere Zuniga ha ancora una lunga carriera davanti.
La Colombia vola, grazia anche all’italiano Zuniga…