La crisi del calcio italiano e la necessità di puntare sui vivai

Inutile spendersi in eccessive chiacchiere: il campionato italiano è lontano, e parecchio, da quelli inglese, tedesco e spagnolo. Inoltre, stiamo per essere superati anche da quello francese. Se poi andiamo a prendere in considerazione anche le nazionali, come minimo dobbiamo tirare in ballo, limitandoci all’Europa, l’Olanda, senza dimenticare potenziali grandi squadre come il Belgio. L’amichevole della settimana scorsa giocata da Italia e Spagna, ad esempio, ha visto gli iberici palesare una superiorità clamorosa, dal punto di vista atletico e, soprattutto, tecnico.

E’ possibile ovviare a queste distanze? Con le parole è molto facile, passare ai fatti un po’ meno, ma tutto parte dalla programmazione. Una parola spesso abusata ma dalla quale, in questo caso, non è possibile prescindere. Proprio il Belgio rappresenta un esempio da tenere presente. Dopo essere stato, per anni, parte dell’Europa che conta, pur senza vincere mai alcun titolo, ha conosciuto una debacle che l’ha portato ad essere sistematicamente escluso dalle competizioni più importanti.

Allora si è deciso di partire dal basso, dai vivai, dal settore giovanile, incentivando anche le squadre di club. E se oggi il Belgio può annoverare tra le proprie fila talenti del calibro di Hazard, Fellaini e Lukaku (giusto per citanre tre), è proprio grazie a quel lavoro fatto con dovizia di particolari e minuziosità. Ecco, dunque, un esempio che l’Italia dovrebbe tenere in considerazione, non solo a livello di nazionali, ma anche e soprattutto per quel che concerne, appunto, i club.

Ci sarebbe una strada diversa perchè le varie società del nostro paese, un tempo regine incostratate anche in ambito continentale, tornino subito ad essere protagoniste: spendere, spendere, spendere, come fanno Real Madrid, Barcellona, Chelsea, e compagnia varia. Tuttavia è chiaro da tempo che questa strada non è perseguibile, per cui bisogna rimboccarsi le maniche e puntare su un progetto a lunga scadenza. Un progetto basato sui giovani, che ne prevea la cura, la crescita e, soprattutto, l’inserimento in prima squadra.

Ed è proprio quest’ultimo passo che, spesso, viene a mancare: magari i giovani talenti nei vivai ci sono ma, arrivati alla soglia della prima squadra, non si ha il coraggio oppure la pazienza di puntare su di loro. Oppure, cosa ancora peggiore, vengono sacrificati ed inseriti in presunti affari, nei quali, puntualmente, è la controparte a fare l’affare. Del resto, quella che è stata la squadra più forte degli ultimi vent’anni, e forse anche più, ha avuto la sua forza nella cantera: parliamo, ovviamente, del Barcellona dei vari Puyol, Xavi, Iniesta e Messi (giusto per citarne qualcuno), ancora oggi sulla cresta dell’onda.

Insomma, che il calcio italiano sia in crisi non è un luogo comune, e neppure tesi figlia di una presunta moda del momento. Lo dicono i pessimi risultati europei delle nostre squadre, e la differenza che intercorre tra la selezione guidata da Prandelli e le altre nazionali. Tornare ai tempi che furono non sarà, come detto, una passeggiata. Ci vorrà pazienza – elemento nel calcio spesso sconosciuto ai più – e ci vorrà soprattutto la guida di gente capace e coraggiosa. Se, invece, vorremo tutto e subito, prepariamoci a vedere ancora, per molti anni, gli altri trionfare.