La Fifa come Cosa Nostra: sistema mafioso combattuto con i “pentiti”

Un modello mafioso, con metodi corruttivi "dilaganti, sistemici, profondamente radicati". Questa è la Fifa!

Le indagini che hanno portato all’incriminazione di nove alti dirigenti della Fifa, l’organismo che governa il calcio internazionale, rappresentano già il più grosso scandalo mondiale per il ‘gioco’ più diffuso al mondo, con accuse che vanno dalla corruzione al riciclaggio di denaro, dal racket alle frodi telematiche; reati che avrebbero inquinato quantomeno le elezioni per la presidenza della Fifa nel 2011 e l’assegnazione dei Mondiali del 2010 al Sudafrica (senza contare che, parallelamente, le autorità svizzere stanno indagando sulle discusse assegnazioni a Russia e Qatar delle edizioni del 2018 e 2022). Eppure, “siamo solo all’inizio”, hanno specificato ieri le autorità statunitensi in conferenza stampa.

Per fermare il vasto sistema illegale, portato avanti “anno dopo anno, torneo dopo torneo”, come ha detto ieri il segretario alla Giustizia statunitense, Loretta Lynch, le autorità statunitensi useranno (e hanno in parte già usato) gli stessi metodi sfruttati per combattere la mafia. Ricorrendo al Rico (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act), una legge federale statunitense voluta nel 1970 per combattere il crimine organizzato, in base a cui l’appartenenza a un’associazione criminale determina l’accusa per reati commessi da altri membri; inoltre, si tratta di una legge che può essere applicata anche per reati commessi oltre i confini degli Stati Uniti. La Fifa, ieri, ha assicurato che il presidente Sepp Blatter non è coinvolto e non ha nulla da temere. “Non sta danzando nel suo ufficio” ha detto il portavoce di Blatter, “ma è abbastanza rilassato”. Non lo è, o almeno non dovrebbe esserlo, perché il muro di omertà che circonda i vertici della Fifa sta cominciando ad avere le prime crepe. Non a caso, l’inchiesta dell’Fbi è stata possibile grazie a un “pentito”, Chuck Blazer, componente del comitato esecutivo della Fifa fino al 2013, incastrato per evasione fiscale come Al Capone. Per non finire in carcere, ha accettato di collaborare e registrare in segreto gli altri membri del comitato durante i Giochi olimpici di Londra 2012, a New York e in altre città.

Le autorità sperano di trovare informazioni interessanti tra i documenti sequestrati negli uffici della Fifa in Svizzera e nel quartier generale della Concacaf (la federazione del Nord e Centro America) a Miami. Soprattutto, sperano nella collaborazione delle 14 persone (tra cui nove dirigenti della Fifa) incriminate ieri. I dirigenti della Fifa arrestati hanno tutti almeno 50 anni e potrebbero decidere di raccontare cosa c’è oltre quel muro che circonda la casta del calcio mondiale, per non essere condannati a morire in carcere. Non si può colpire la mafia senza informatori, e due generazioni di funzionari della Fifa, come ha detto ieri Lynch, hanno diretto l’organismo con metodi corruttivi “dilaganti, sistemici, profondamente radicati”. Come una mafia. Per questo, le autorità statunitensi intendono combattere la Fifa come combatterono le famiglie mafiose negli anni ’80, quando a New York il sindaco Rudy Giuliani usò il Rico per abbattere i vertici delle Cinque famiglie, ovvero Cosa nostra. Si tratta di una norma, in pratica, per cui si può essere accusati di un reato per responsabilità oggettiva, pensata dalle autorità per convincere i membri di un’organizzazione a collaborare e colpire i vertici mafiosi. Blatter non è stato incriminato, ma è difficile immaginare che non sia lui il vero obiettivo delle autorità statunitensi.