Ci risiamo, parte della tifoseria della Juventus è stata nuovamente colta dal morbo del pessimismo acuto: qualche infortunio di troppo, un paio di sconfitte nelle più banali ed inutili amichevoli precampionato ed il disfattismo è servito. Male, malissimo. Come se lo scorso anno non avesse insegnato nulla. Già, guai ad avere memoria corta… Era il luglio del 2014: l’addio improvviso del tanto amato Conte ed il conseguente insediamento sulla panchina bianconera del ‘nemico’ Allegri avevano favorito disegni catastrofici e profezie funeree degne del pessimismo cosmico di leopardiana memoria. Ad incrementare simile negatività, l’infortunio di due mesi occorso a Morata, tale da fargli meritare – a detta di qualche scienziato – l’appellativo di scarto madrileno e l’etichetta di bidone, e la sconfitta riportata nell’amichevole giocata contro i dilettanti del Lucento. A sentire qualcuno, la Juve non avrebbe dovuto neppure arrivare a piazzarsi tra i primi tre. E della Champions League? Neppure a parlarne. Sappiamo poi com’è andata: scudetto vinto, decima Coppa Italia conquistata dopo venti anni di tentativi e coppa dalle grandi orecchie sfumata proprio all’atto finale, di fronte al disumano e disarmante Barcellona di Messi, Suarez e Neymar. Allegri ha dimostrato di aver saputo ereditare come meglio non poteva la panchina di Conte, entrando in punta di piede nell’ambiente bianconero, trovando sì terreno fertile ma mettendoci non poco di suo. Quanto a Morata, anche qui ogni commento sarebbe superfluo: il suo apporto è stato semplicemente decisivo.
E’ proprio vero, la storia non insegna mai nulla. Siamo ai primi di agosto e parecchi supporters bianconeri hanno ripreso a criticare società, allenatore, giocatori. Ad uno che venisse da fuori da un altro pianeta e non sapesse di calcio, sembrerebbe di sentire parlare di una squadra in piena crisi. Balle estive che andrebbero ben bene tenute alla larga. Sia chiaro che la Juventus ha perso tre cardini fondamentali come Pirlo, Vidal e Tevez, tre pilastri di cemento armato su cui si è basata la rinascita bianconera degli ultimi quattro anni. E però, lasciamo che sia il campo a decretare se la società avrà operato con ingegno in sede di mercato, se Allegri avrà avuto ancora pienamente in mano il controllo della situazione, se Khedira dopo l’infortunio sarà tornato ad essere il giocatore ammirato al Mondiale oppure solamente un’occasione a parametro zero andata a male. Sia chiaro, qui non vogliamo dire che la Juventus sarà ancora regina incontrastata d’Italia e protagonista in Europa. Non reputiamo i pur straordinari Paratici e Marotta dotati del dono dell’infallibilità. E neppure abbiamo la sfera di cristallo per capire che ne sarà di Khedira e quanto inciderà Dybala. Sappiamo anche che è lecito avere qualche preoccupazione, delle perplessità, alcuni dubbi. Tuttavia la negatività, l’arrendevolezza, la disperazione che emerge evidente da alcuni lati di bianconero tinti è davvero fuori luogo. La Juventus, allo stato attuale delle cose, rimane ancora la favorita nella corsa allo scudetto. Forse qualche concorrente si è un po’ avvicinata, pronta a mettere la freccia in corsia di sorpasso: se potrà farcela, però, potremo saperlo solo nel corso dei mesi. Nel frattempo bisogna prendere atto di una sola cosa: la storia non insegna proprio un bel niente…