Per questo nostro quarto appuntamento con La musica del pallone abbiamo deciso di non spostarci dall’Inghilterra: siamo partiti da Liverpool, poi ci siamo fermati a Londra per due settimane, facendo un giro tra l’East End e Hammermith & Fulham, adesso è il momento di tornare nelle Midlands per poi (forse) trasferirci altrove.
Precisamente, siamo a Manchester, città protagonista della Rivoluzione Industriale e ancora oggi fondamentale polo economico e industriale del Paese. E’ pleonastico sottolineare la tradizione calcistica di questa metropoli, una tradizione costruita praticamente in esclusiva dal Manchester United. Noi, però ci occuperemo degli “altri”, ovvero del Manchester City, una squadra che prima dell’arrivo dei thailandesi prima e, soprattutto, degli sceicchi dopo non aveva quasi mai assaporato l’ebbrezza dell’alta classifica. Delle 4 vittorie del campionato, infatti, 2 risalgono all’era di Mansur bin Zayd, divenuto proprietario del club nel 2008.
Ma non bastano, evidentemente, 6 anni di ambizioni importanti, grandi campioni e successi nazionali per cancellare una storia vissuta sostanzialmente all’ombra dei Red Devils. E accettare di essere i secondi, i meno noti, il secondo risultato su Google se si digita “Manchester, insomma, gli “altri”, comporta un grande forza d’animo, un grande orgoglio, ma anche una certa malinconia. Proprio la malinconia è il tratto distintivo della canzone che i tifosi dei Citizens hanno scelto come inno. Si tratta di Blue Moon, un classico del repertorio jazz (e non solo), scritta dal 1934 da Richard Rodgers e Lorenz Hart e successivamente interpretata, tra gli altri, da Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Elvis Presley e Rod Stewart.
Ovviamente l’associazione tra il titolo della canzone e i colori sociali del City ha giocato un ruolo importante, ma il testo ha in qualche modo a che fare con la storia della squadra. “Once in a blue moon” è infatti un modo di dire inglese, corrispondente al nostro “ogni morte di Papa”, teso a indicare eventi particolarmente fuori dall’ordinario: la luna blu, infatti, è la terza luna piena nel raro caso in cui in una sola stagione ve ne siano 4. Non c’è dubbio che i tifosi del City aspettassero da una vita quella “terza luna”, ma allo stesso tempo non volevano che si esaurisse in un fiat e che, al contrario, la luna da blu diventasse d’oro, proprio come nel finale della canzone. E forse c’era in loro la convinzione che i tempi sarebbero radicalmente cambiati: ecco perché, nell’intonarla, il tono malinconico viene abbandonato in luogo di un “mood” trionfale e orgoglioso che, a dirla tutta, non si sposa tanto bene con il testo, ma senza dubbio rappresenta le ambizioni e la voglia di emergere di un ambiente che, in effetti, adesso sta davvero vedendo la propria luna diventare dorata.
Ecco la traduzione dell’inno:
Luna Blu,
mi ha visto stare qui da solo
senza un sogno nel cuore
senza un amore tutto per me
Luna blu,
sapevi per cosa ero lì
mi hai sentito pregare per
qualcuno di cui avere cura
E all’improvviso, apparve davanti a me
L’unica che le mie braccia potrebbero mai stringere
Ho sentito qualcuno sussurrare “ti prego amami”
E quando ho guardato, la luna era diventata d’oro.
Luna blu,
Adesso non sono più solo
senza un sogno nel cuore
senza un amore tutto per me
Vi proponiamo una straordinaria esecuzione dei tifosi in occasione della finale di FA Cup del 2011 contro lo Stoke City
Adesso, una celebre interpretazione di Frank Sinatra:
E, infine, una chicca per i (nostalgici, ahiloro) fan degli Oasis: la versione eseguita dai Beady Eye, il gruppo fondato dal Liam Gallagher, probabilmente il tifoso più celebre) dopo lo scioglimento della band leader del BritPop moderno. Essa fu utilizzata per presentare le nuove maglie dei Citizens nel 2011. Il brano è seguito da The Beat goes on.