La Serie A non è allenante: si gioca sotto ritmo ed in Europa si paga a caro prezzo

Ogni anno ci ritroviamo qui attorno a febbraio/marzo, a ribadire il medesimo concetto riguardante le coppe europee. La nostra Serie A è di bassissimo livello, nonostante quanto si possa pensare, e tale scarso peso del campionato influisce negativamente sulle squadre che giocano le coppe. Da anni ormai questo concetto viene ribadito a cadenza annuale, ma importa probabilmente a pochi, anzi forse a nessuno. La mentalità “anti-calcio” della nostra Serie A causa tutto ciò. Squadre che pensano solo a non prenderle, barricate nella propria metà campo sperando in qualche ripartenza o corner fortunoso. Da qui derivano ritmi bassissimi, compassati, insomma opposti a quelli che vediamo in Europa.

LaPresse/Reuters
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Le nostre squadre non sono abituate a tutto ciò. Ovviamente non ci si riferisce solo al Napoli sconfitto ieri in quel di Madrid. E’ un discorso ciclico, dal quale sono passate tutte le squadre del nostro campionato, sia in Champions che nella tanto bistrattata Europa League. Giocano forse 4 gare d’alto livello in tutta la stagione, e quando si trovano ad affrontare club che masticano questi ritmi costantemente, si sciolgono alla lunga durante la gara. Quando inizieremo a giocare a calcio davvero? Le parole chiave sono intensità e ritmo, da noi invece si parla d’altro. Noi siamo abituati a sentir parlare di “addormentare i ritmi” una volta passati in vantaggio, errore clamoroso. Le gare ormai durano 95 minuti, ed il Europa le giocano a 100 all’ora. Chi si ferma è perduto.

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