La “sindrome di Maradona” che colpisce i tifosi del Napoli: adios Benitez, il tecnico bistrattato

La scia dell'era Benitez potrebbe far bene al Napoli, anche nelle prossime annate. Il lavoro spesso sottovalutato dello spagnolo, pagherà

Ora è ufficiale, Rafa Benitez non sarà più l’allenatore del Napoli. Il bottino? Una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, più una finale di Europa League sfiorata (anche per merito di un gol subito in netto fuorigioco). Un’eliminazione dalla Champions League con 12 punti (contro Arsenal, Borussia Dortmund ed Olimpique Marsiglia), una qualificazione in Champions – poi svanita nell’infausto preliminare contro l’Athletic Bilbao – e una ancora tutta da decidere. Tutto questo in due anni. Soli due anni. Perché per il resto, nella sua carriera don Rafè ha vinto anche due Campionati Spagnoli (col Valencia), una Coppa d’Inghilterra (con il Liverpool), una Community Shield (con il Liverpool), un’altra Supercoppa Italiana (con l’Inter) e soprattutto due Europa League (con Valencia e Chelsea), una Champions League (con il Liverpool), una Supercoppa Europea (ancora con i Reds) e una Coppa del Mondo per Club (con l’Inter). Scusate se è poco.

LaPresse/Jennifer Lorenzini
LaPresse/Jennifer Lorenzini

Ma evidentemente non è abbastanza per il palato sopraffino dei tifosi del Napoli che negli anni precedenti avevano visto sedersi sulla panchina del San Paolo niente di meno che Walter Mazzarri (che ha vinto nella sua carriera solo una Coppa Italia, col Napoli), Roberto Donadoni (zero trofei da allenatore), Edj Reja (zero trofei da allenatore), Giampiero Ventura (zero trofei da allenatore), Gigi Simoni (una coppa Uefa con l’Inter di Ronaldo, quello vero), Andrea Agostinelli (zero trofei da allenatore), Franco Colomba (zero trofei da allenatore), Franco Scoglio (zero trofei da allenatore), e via dicendo tra povere bacheche vuote sparse in giro per l’Italia.

Forse non tutti i tifosi del Napoli ricordano la melma nella quale il Presidente Aurelio De Laurentiis raccolse una società allo sbando. E forse non tutti sanno che dai tempi di Diego Armando Maradona sono passati trent’anni. Trent’anni di sole sofferenze, di campionati a metà classifica o in Serie B. Fino al fallimento ed alla Serie C. Ma poi arriva l’estate 2013 e il Presidente De Laurentiis porta sulla panchina del Napoli uno degli allenatori più vincenti al mondo. Rafa Benitez portò con sé, oltre alla visibilità internazionale, anche una grande dose di simpatia. Il suo motto “sin prisa pero sin pausa” divenne subito uno slogan vincente. Sono passati due anni da allora e don Rafè si è preso vagonate di critiche, come se fosse l’ultimo allenatore arrivato. Forse perché finalmente il Napoli non era più la “provinciale” che faceva ripartenze fulminee che tanto sanno infuocare gli stadi, ma era una squadra che giocava a calcio. Faceva addirittura dieci passaggi di fila il Napoli di Benitez.

Roba mai vista al San Paolo da trent’anni. Ma i tifosi del Napoli lo sanno che nella loro storia gli scudetti vinti sono soltanto due? Due! Cinque in meno rispetto alla Pro Vercelli. Il Napoli non è la Juventus, non è il Real Madrid e nemmeno il Bayern Monaco. Il guaio del Napoli e – soprattutto – dei suoi tifosi è stato il passaggio sull’erba del San Paolo del Dio del Calcio, che fa dimenticare sempre a tutti che l’anno scorso il Napoli non aveva vinto lo scudetto e nemmeno l’anno prima e nemmeno quello prima ancora. Tutto ciò si potrebbe chiamare “Sindrome di Maradona”.

Perché, nonostante negli ultimi anni il Presidente De Laurentiis abbia dato al club una dimensione Internazionale, c’è chi ha ancora il coraggio di criticarlo. La verità è che i napoletani non sono abituati a vincere ma si comportano e parlano come se lo fossero. Però se avessimo tra le mani un diamante – come Rafa Benitez – e non riuscissimo a riconoscere il suo valore, potrebbe essere per l’abitudine a toccare soltanto pietre. Durante la sua ultima conferenza stampa da allenatore del Napoli, Benitez ha detto una frase molto significativa: “los toros se ven mejor desde la barrera”. Come dare torto all’ormai ex mister partenopeo, a parlare sono buoni tutti, ma vanno capiti, hanno la “sindrome di Maradona”.

A nostro parere il Napoli porterà con sè un bagaglio enorme, qualsiasi tifoso partenopeo dovrebbe dire solo una cosa a Benitez: “Gracias por todo, don Rafè”.

Donato D’Aiuto