E’ una vergogna. Già, anzi una vergogna doppia: quella di Spalletti che si permette di sbeffeggiare i tifosi del Crotone con una prolungata linguaccia verso la tribuna, e quella ancora più grave del complice silenzio sul flusso principale dei mezzi di comunicazione, sempre pronti a fare polemica su tutto e ingigantire ogni frase con allusioni a chissà che, e stavolta tutti piegati ad accettare senza alcun beneficio del dubbio le (imbarazzanti) scuse dell’allenatore dell’Inter. Che ha detto una bugia grande come una casa. Non è vero che esultava con il suo staff, a meno che il suo staff non fosse in tribuna, perchè nelle immagini televisive si nota benissimo come abbia sia lo sguardo che la testa, le braccia e le mani protese verso l’alto, quindi verso gli spalti, mentre i suoi collaboratori erano in panchina, alla sua stessa altezza o addirittura più in basso.
Certamente l’allenatore sarà stato anche provocato a lungo dai tifosi calabresi, che all’Ezio Scida si possono gustare le partite da pochi metri di distanza, proprio accanto le panchine. Ma nulla giustifica una reazione così becera e volgare. I protagonisti degli sport più popolari hanno una grande responsabilità: quella di trasmettere con le loro azioni, i più sani e nobili valori dello sport.
Dopotutto Spalletti ha ben poco da esultare, da gioire e da slinguacciare. L’Inter gioca male, non fa un buon calcio, è ancora prima in classifica a punteggio pieno (dopo appena 4 giornate, tanto per sottolineare che non significa nulla…) soltanto perché ha beneficiato di numerosi episodi fortunati (vedi i tre pali della Roma sull’1-0 dell’Olimpico), oltre ad aver avuto un calendario favorevole (ha già affrontato Spal e Crotone). Nonostante questo, è evidente come la squadra non funzioni, anche sabato a Crotone è stata messa sotto dalla squadra del bravo Nicola per gran parte del match.
Avrebbe dovuto chiedere scusa, Spalletti, al pubblico del Crotone e ai telespettatori, per il gestaccio dettato dalla tensione del match. E la Lega avrebbe dovuto aprire una procedura d’indagine, come spesso accade, squalificando Spalletti con una decisione che, se volesse essere simbolica, poteva essere di una sola giornata, oppure se si volesse applicare alla lettera il regolamento, anche ben oltre. Ma il silenzio dei principali mass-media ha insabbiato il fattaccio. Una complicità partigiana, perché ci trovavamo a Crotone e allora che ce ne fotte di sti calabresi sottosviluppati. L’avesse fatto ai tifosi bianconeri allo Juventus Stadium non si parlerebbe d’altro, e la squalifica sarebbe scontata.
Nel 2010 Mourinho è stato squalificato per tre giornate con 40 mila euro di multa per aver mimato le manette. E due anni fa Sarri era stato squalificato per due giornate dopo l’accusa di Mancini, che nel post partita piagnucolava così: “mi ha dato del frocio e del finocchio“. Parole non documentate da riprese televisive. Nel 2001 la famosa corsa di Mazzone sotto la curva dell’Atalanta gli era costata addirittura 5 giornate. Tre giornate, invece, a Simoni sempre dell’Inter nel 1998 dopo il famoso fallo di Iuliano su Ronaldo in area di rigore. E che dire del calcio di Baldini a Di Carlo in Parma-Catania del 2007? Gli costò 6 giornate e 15 mila euro di multa.
E stavolta è ancora peggio, perché il gestaccio è nei confronti dei tifosi. Di coloro che pagano il biglietto. Dei “clienti” del “sistema-calcio”. Eppure Spalletti se la cava con le complici carezze di tutti. “Ha già spiegato che era un’esultanza per il gol, non voleva offendere nessuno“. E ci mancherebbe pure: volete che venga in TV a dirvi che ha fatto la linguaccia ai crotonesi? Eppure le immagini sono così chiare… Guarda verso l’alto, ha la testa rivolta verso l’alto, le braccia e le mani rivolte verso l’alto. Lì c’erano solo i tifosi crotonesi, che possono andare orgogliosi di essere per il secondo anno consecutivo in serie A e di aver messo alle corde una big come l’Inter. A prescindere dal risultato finale: la squadra di casa è uscita meritatamente tra gli applausi del pubblico, con la consapevolezza che centrare un’altra impresa è possibile.
Il primo posto dell’Inter e la lingua lunga di Spalletti, invece, sono solo fuoco di paglia…