L’Argentina si prepara alla finale: alta tensione ed un giallo da risolvere

Ci mancava il ‘giallo’ del commissario tecnico. L’Argentina si blinda in vista della finale mondiale, non concede ai ‘media’ nemmeno i canonici primi 15 minuti dell’allenamento e decide di rimanere il silenzio per non disturbare una concentrazione che, nel ritiro (ancora per ore) di Vespasiano, deve essere assoluta. Non ci voleva quindi che sia venuta fuori la notizia dell’addio del tecnico Alejandro Sabella, dopo la finale di domenica. Se ne andrà, secondo quanto ha annunciato il suo agente Eugenio Lopez, a prescindere dal risultato del Maracanà, “perchè tutti i cicli hanno una fine: i dirigenti non riusciranno a convincerlo a rimanere, la sua è una decisione presa da tempo”. Sabella non ha gradito l’uscita del procuratore, e ha cercato di correre ai ripari e di ‘proteggere’ la squadra interrompendo il silenzio previsto per oggi e spiegando che “il mio futuro è il prossimo allenamento e poi la finale dei Mondiali. In questo momento pensare a qualcos’altro sarebbe una mancanza di rispetto”. Poi Sabella ha puntualizzato che il suo rappresentante ha parlato a titolo personale. Ma ormai nessuno gli crede, a cominciare da tutti quei tifosi che hanno letteralmente invaso Rio vestiti con le maglie della nazionale, del River, del Boca, del Rosario Central e del San Lorenzo. Chi non è accampato nel sambodromo, fa su e giù per l’Avenida Atlantica a Copacabana, per giocare a calcio sulla spiaggia, in interminabili sfide con i carioca, o si siede in uno dei tanti chioschi per un paio di birre. Altri fanno la fila (lunghissima) al megastore del Mondiale sempre a Copacabana, nella zona della Fan Fest, altri cantano, altri ancora, visto che la pioggia ha smesso di cadere, innalzano gli ormai tradizionali striscioni con i colori bianco e celeste e i volti di Maradona, Messi e Papa Francesco, ai quali è stato aggiunto il ‘fumetto’ con la scritta “Brasile, diteci come ci si sente”, riferito ovviamente all’1-7 del Minerao. Nessuno è sfiorato dall’idea che la Germania possa ripetere, seppur non negli stessi termini numerici, un trionfo come quello di Belo Horizonte, e in mezzo a questa marea biancoceleste ci si dice certi della vittoria, e quindi del ‘Tri’, dell’Argentina. Sarà curioso vedere come si schiererà il pubblico del Maracanà, perchè molti degli appartenenti all’ ‘hinchada’ non hanno biglietti, che per la maggior parte sono rimasti in mano ai brasiliani. I quali, se non rivenderanno i tagliandi e quindi andranno allo stadio, tiferanno tutti per i tedeschi. Perfino a un idolo come Neymar è stata fatta un’osservazione quando ieri ha rivelato che tiferà per l’Argentina: “lo so che sembra strano che un brasiliano lo faccia – ha risposto il grande assente – ma io sono amico di Messi e Mascherano, e a questo punto voglio che vincano loro”. Quanto a Sabella, oltre a dover spiegare le incaute dichiarazioni del suo agente, avrà due dubbi da risolvere, viste le condizioni di Aguero, appena rientrato dall’infortunio a una coscia, e di Di Maria. Il primo ha detto che se l’allenatore lo farà giocare “troverò le energie da qualche parte”, ma il vero grande interrogativo riguarda il secondo, elemento fondamentale di un’Argentina in cui Messi appare stanco e non ha ancora segnato nella fase ad eliminazione diretta. Magari la Pulce interromperà il digiuno nella finale, ed è proprio questo ciò che sognano milioni di argentini.