Vincevano a causa delle pesanti minacce rivolte ad avversari ed arbitro, spesso costretto a fischiare anche in occasioni dubbie a favore della squadra che doveva essere avvantaggiata. E’ il caso del Real San Basilio, club laziale di Prima Categoria di cui era presidente, fino al 20 gennaio (giorno dell’arresto), Alfredo Marando, rampollo dell’omonimo clan della Locride impiantato tra i lotti popolari della periferia romana.
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Così come riporta il Messaggero, tra le minacce rivolte ai club c’era anche “lasciateci i punti sennò vi ammazziamo tutti”. Uno scenario che Digos locali e carabinieri hanno piano piano iniziato a monitorare, fino a scoprirlo definitivamente con l’arresto di Marando. Adesso anche la FIGC si è mossa sul caso.
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Nel dettaglio, il Messaggero descrive passo passo gli episodi più complessi e le vittorie sospette. “A partire – si legge – dalla gara contro il Trevignano. Il Real va in vantaggio per 3 a 0, ma gli ospiti rimontano e l’atmosfera si fa plumbea. Uno dei giocatori del Trevignano riceve un cazzotto alla schiena ‘da perdere il fiato’, confiderà a un amico. Dietro le tribune, qualcuno vederà aggirarsi ‘uomini con i passamontagna che parlavano albanese’, mentre sugli spalti sarebbe stato visto Marando incitare gli ultras a cori contro i singoli giocatori, chiamati per nome, ‘di qualcuno conoscevano pure quelli dei familiari e persino del cane’. Alla fine il Real vincerà grazie a un autogol del Trevignano che se ne torna a casa umiliato e scortato dai carabinieri. Una fulminea influenza, invece, ha colpito i giocatori del Castel Sant’Elia decimandone la rosa. Dopo pochi minuti l’ultimo giocatore utile a mantenere il numero minimo ha lasciato il campo, tanto che l’arbitro ha decretato la vittoria del SanBa per 3-0 a tavolino. Ma più che un virus a spingere alla defezione sarebbero stati avvertimenti non troppo velati recapitati al team”.