Le due facce di De Rossi: in pochi giorni dalle stelle alle stalle

Le due facce di De Rossi, una opposta all’altra. In pochi giorni il centrocampista della Roma ce le ha mostrate entrambe, senza filtri, senza freni, ma con una chiara ed evidente spiegazione in merito ai suoi comportamenti. Ma andiamo con ordine. Le due facce della stessa medaglia chiamata Daniele, si son viste in due occasioni diverse. La prima nel post gara di Italia-Svezia, quando De Rossi si è recato sul pullman della squadra svedese per scusarsi a causa dei fischi all’inno nel pre-partita e per fare i complimenti alla squadra per l’approdo ai Mondiali. Un gesto da vero signore dopo una sconfitta cocente, un gesto applaudito da tutti, tifosi ed addetti ai lavori. “Grande uomo” dunque De Rossi… o forse no?

De Rossi (Foto LaPresse/Jennifer Lorenzini)

Pochi giorni dopo arriva l’altra faccia della sopracitata medaglia, quella più oscura. Roma in vantaggio, manata a Lapadula, espulsione, rigore e pareggio per i giallorossi che vengono frenati paradossalmente da chi dovrebbe trascinarli. Ma qual è la discriminante di questi due comportamenti? Cos’è cambiato da San Siro a Marassi? E’ chiaro, le due facce della medaglia si differenziano in questo modo: il De Rossi a freddo ed il De Rossi a caldo. A freddo è un uomo tutto d’un pezzo, molto intelligente e sempre lucido nelle sue disamine. A caldo invece diventa un ingenuo 18enne trasportato dalla sua foga, incapace di collegare il cervello ai propri gesti, un rischio per la sua Roma. Dunque questa è la differenza tra i due De Rossi. Ieri il suo “calore” andava tenuto a bada, la Roma ne paga le conseguenze.