Ad un paio di giorni dal via del campionato di Serie A, ogni squadra, in quello che va comunque considerato come semplice calcio estivo, ha iniziato a far intravedere qualcosa. Qualcosa di buono, di meno buono, pregi e difetti come sempre di questi tempi ed in certi casi. C’è però una formazione che, ad oggi, convince meno delle altre, nonostante gli importanti esborsi fatti in sede di mercato: parliamo dell’Inter che, sulla carta, avrebbe un organico con il dovere di concorrere ad un posto in Champions League. Un’Inter che però sembra ancora incompleta, precaria, sospesa in una condizione di perenne insoddisfazione. Per via soprattutto del suo allenatore, Roberto Mancini. Un buon tecnico, probabilmente molto fortunato nel corso della sua carriera da mister, dove ha puntualmente trovato società disposte ad assecondare ogni suo desiderio, mettendogli a disposizione squadroni di prim’ordine, con cui non sempre sono arrivati i risultati sperati. Basti pensare ai tempi del Manchester City, quando vinse per miracolo la Premier League, all’ultimo secondo dell’ultima giornata, nonostante un organico nettamente superiore alle altre.
Pretende Mancini, pretende sempre e molto. E quasi mai a tali pretese corrispondono adeguati trionfi. Adesso si dice che il tecnico jesino voglia altri quattro giocatori. E magari è anche vero che ai nerazzurri servirebbero dei rinforzi, ma sono già arrivati due difensori centrali di spessore internazionale come Miranda e Murillo, un terzino dalla cantera blaugrana come Montoya, il centrocampista ‘mister 40 milioni’ Kondogbia ed in attacco Jovetic. E intanto si vocifera già che l’esterno spagnolo non vada più bene a Mancini, che continua a chiedere rinforzi come fossero noccioline. Si adegui il ‘Mancio’, cominci a far fruttare il materiale che Ausilio, su sue precise indicazioni, gli ha messo a disposizione. Ha enormi responsabilità l’allenatore sul futuro dell’Inter, nei confronti della quale inizia ad avere un debito di non poco conto. E intanto i lati oscuri della sua gestione tecnica non passano inosservati: non è passato neppure un anno da quando fece spendere 16 milioni di euro al club per l’acquisto di Shaqiri dal Bayern Monaco, poi mai fatto giocare e ceduto nei scorsi giorni dopo sei mesi di nulla.
Un nulla poco imputabile al giocatore elvetico, adesso emigrato allo Stoke City per cercare di rilanciarsi dopo l’enorme passo falso in terra meneghini. Mancini è insaziabile, sembra anche disorientato. Ha in squadra D’Ambrosio, Santon e Nagatomo, tre onesti seppur non trascendentali laterali, e sulla fascia sinistra insiste con lo schierare Juan Jesus, poco convincente già nel suo ruolo naturale di difensore centrale. Invoca Felipe Melo come regista e la cosa ci può anche stare, ma nel frattempo ha dato il suo ok alla cessione di Kovacic. Sia chiaro, rifiutare una cifra così grossa per un talentuoso ma sin qui inconcludente giocatore sarebbe stato folle. Ma Mancini, come i suoi predecessori, ha il demerito di non averne saputo sfruttare le potenzialità. A pochi giorni dalla fine del mercato, si parla ancora di parecchi nomi: da Ghoulam al già citato Felipe Melo, passando per Perotti e Perisic, la carne al fuoco è tanta. E intanto le amichevoli sin qui giocate ci hanno raccontato di una squadra disordinata, distratta, fragile. E non si capisce il perché.
C’è confusione all’Inter, una confusione che non ha motivo di esistere e che non troviamo altrove. Sono arrivati degli ottimi giocatori e non si diventa imbattibili dall’oggi al domani. Urgono pazienza, programmazione, umiltà, tempo. Mancini è un tecnico capace ed anche fortunato: si adoperi per fare rendere al meglio i giocatori che ha a disposizione. Non si chiede la luna a Mancini, è Mancini che continua a chiedere la luna a Thohir, il quale si è bellamente iniziato a stufare. Dalle parti di San Siro non ci sono gli sceicchi di inglese memoria, la realtà è ben diversa, meno ricca e più parca, più contenuta, più attenta. Come giusto che sia. Non ha più scuse da accampare Mancini, cui verrà acquistato almeno un altro giocatore da qui al 31 agosto fine mercato. L’Inter ha il dovere di provare ad entrare in Champions League, se non dovesse riuscirci sarà stato importante aver lottato al proprio meglio. Di casi Shaqiri non se ne sente più il bisogno, non si possono più sentire scuse. Mancini lo sa, è ora che agisca di conseguenza. Perché se al suo posto, oggi, ci fosse stato uno Stramaccioni qualunque, i cori di disapprovazione dalle parti della Pinetina li avrebbero sentiti oltre confine…