Mancano otto giorni al via di Euro 2016, la rassegna continentale che vedrà ventiquattro Nazionali opposte per contendersi l’alloro di Campione d’Europa. L’Italia è tra queste, il cammino dei ragazzi di Conte avrà inizio il 13 giugno e si spera possa arrivare il più in là possibile. Speranza che non trova, ad oggi, grosse possibilità di riuscita. E’ vero che il calcio è uno sport spesso imprevedibile, si dice che la palla sia rotondo con riferimento all’impossibilità di dare dei pronostici esatti prima del tempo. Tutto vero. Verissimo. Del resto, uno degli Europei che segnò più clamorosamente gli ultimi anni del pallone è quello del 2004 quando sul tetto d’Europa si issò la ormai leggendaria Grecia di Rehagel, trascinata da Zagorakis e Charisteas, per il resto della carriera due carneadi del calcio. I valori tecnici dei ragazzi di Conte non sono certo tali da suscitare entusiasmi inenarrabili, pur se superiori agli ellenici di qualche stagione addietro.
Sulla carta abbiamo una buona squadra, non terribile come qualcuno vorrebbe far credere ma inferiore a quelle più quotate del torneo, su tutte Francia e Germania, senza dimenticare la solita Spagna. Però, da tifosi, abbiamo il dovere di sostenere Conte e tutti i giocatori, dal più amato di tutti, vale a dire Buffon, a colui il quale è stato massacrato per la sua chiamata, vale a dire Sturaro. E qui che le cose iniziano ad andare per il verso sbagliato. Abbiamo lo stramaledetto vizio, noi italiani, di scatenare i nostri più beceri istinti da tifosi alla vigilia di una competizione importante per la nostra Nazionale, sia essa un Europeo oppure un Mondiale. Perché? Perché non si possiede una cultura tale da far diffondere quel senso di patriottismo che a qualcuno potrà sembrare inopportuno ma che invece ha ben senso di essere chiamato in causa in occasioni come queste: credete che in Spagna qualche tifoso dell’Atletico Madrid tiferà contro le Furie Rosse per la decisione di Del Bosque, sorprendente, di lasciare a casa il talentino Saul? No, probabilmente non succederà.

Succede invece, alle nostre latitudini, che le scelte prese da Conte abbiano dato luogo ad una sfilza di considerazioni che nulla hanno a che fare con ragionamenti ponderati o logici: l’allenatore visto come servo di un determinato club, vale a dire la Juventus, al punto da decidere di lasciare a casa Jorginho per portare in Francia Sturaro, improvvisamente diventato, a detta di taluni filosofi, uno scarpone incapace. Ribadendo per l’ennesima volta che Conte non fa gli inchini a nessuno e puntualizzando sempre che Sturaro e Jorginho occupano due ruoli ben diversi in mezzo al campo, non riusciamo quasi più a meravigliarci di fronte a certe corbellerie. Lecito è essere in disaccordo con le scelte del Commissario Tecnico, purché non esulanti da contesti tecnici e tattici. Lecito è rimanere perplessi di fronte ad alcune esclusioni ed altrettante convocazioni. Ma sarebbe bello che tutto il popolo italiano convergesse, alla fine delle proprie dissertazioni, sull’amore per questa Nazionale, in realtà bistrattata come tante altre volte. Forse anche di più.
Ed ecco che si passa da chi tiferà, ad esempio, il Belgio per via di un determinato calciatore appartenente al proprio club, a chi manifesta un nullo e finto interesse per l’Europeo a fronte di una improvvisa passione per la Copa America, sempre suscitata dalla presenza di un proprio beniamino tra le fila di una delle nazionali che vi prenderanno parte. Senza dimenticare chi tiferà, semplicemente, contro l’Italia ed a favore di ogni avversaria che si presenterà sul campo di fronte agli azzurri: il tutto a causa dell’antipatia, e ci teniamo bassi, che gli scienziati del caso provano verso Conte. Sì, avete letto bene, non c’è ormai di che stupirsi: andare contro gli azzurri perché l’allenatore sta sulle balle. Assurdo. Assurdo ma vero. Ma chissà come andranno le cose se l’Italia dovesse incasellare bene ogni cosa al suo posto, se scattasse un meccanismo tale da portare Buffon ed i suoi compagni ad un traguardo insperato…
Probabilmente non accadrà ma, se così dovesse essere, assisteremmo alla retromarcia di massa. Tutti diventerebbero nuovamente tifosi azzurri, scenderebbero in piazza a fare follie festaiole, si lascerebbero andare ad abbracci, qualcuno piangerebbe, altri si ubriacherebbero, altri ancora invocherebbero Conte e si scorderebbero di Jorginho e Pavoletti. Molti scatterebbero il selfie da pubblicare sui social network di turno, magari laddove qualche tempo prima si era vomitato veleno sui colori azzurri. Del resto, non è che nel 2006 andò diversamente. Lasciando da parte le ovvie differenze di valore tra la Nazionale che fu guidata da Lippi a vincere il Mondiale e quella che si appresta a disputare l’Europeo a Parigi e dintorni, quel che successe fu proprio questo. Alla vigilia di Germania 2006 gran parte dell’opinione pubblica si scagliò contro il Ct, contro Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero: per certi intellettuali questi ragazzi non erano degni di partecipare alla spedizione per via dei fatti di Calciopoli, allora in piena deflagrazione. Poi andò come tutti sappiamo: odio messo improvvisamente da parte, ipocrisia a mai finire, tutti pronti a salire sul carro del vincitore. No, non è così che dovrebbe andare e la storia avrebbe, nella norma, qualcosa da impararci. Anche quando si parla di qualcosa come il calcio. Forza azzurri, forza Conte, forza ognuno dei suoi ragazzi: amore puro per l’Italia ed uniti fino alla meta. Un auspicio assai irrealistico. Purtroppo. Amiamo farci del male.