Lotito gongola: “Quando presi la Lazio mi diedero del folle, oggi invece…”

Il Presidente biancoceleste, durante una Lectio magistralis, ha spiegato i segreti del "miracolo Lazio"

Sembrano ormai lontani i tempi in cui la Curva Nord dell’Olimpico esibiva i cartelli con scritto “Libera la Lazio”. Tempi in cui Claudio Lotito subiva ogni giorno minacce ed è stato sul punto di mollare tutto. Oggi, a distanza di qualche mese, con la Lazio in lotta per un posto Champions, sembra tutto cambiato e il numero uno biancoceleste è tornato in auge.

Ospite dell’Università Europea di Roma, Lotito ha tenuto una Lectio magistralis nel giorno dell’Open Day per gli aspiranti iscritti: l’ateneo ha tra l’altro tra virgolette acquistato il consigliere federale come docente, che per ora terrà un corso breve di Diritto ed economia dello sport. Corso che in seguito diventerà annuale.

Lotito ha parlato sul tema ‘Come salvare il calcio italiano dal fallimento finanziario’, trasformatosi però ‘Come ho salvato la Lazio dal fallimento’: “Quando ho preso la società tutti pensavano fossi un folle. La Lazio aveva un debito di 150 milioni nei confronti dell’erario. Oggi non sarebbe più possibile e con molto meno si verrebbe associati alle patrie galere. Il capitale che inserì permise il processo di passare da uno stato prefallimentare ad uno stato critico. Eliminai il passivo, poi pianificammo il mutuo per pagare l’erario fino all’ultimo centesimo”.

Il presidente della Lazio viene subito rinominato: “Prendendo parametri zero, mi chiamavano Lotirchio, poi rivalutai la formula del prestito oneroso con diritto di riscatto, che permetteva un basso rischio di fallimento dell’investimento. Riuscendo a coniugare la necessità tecnica con gli obblighi finanziari. Ho inventato il prestito con diritto di riscatto, la cessione del marchio e ora fanno tutti così, perchè i soldi non ci sono più e forse non c’erano mai stati e il lifting finanziari non si possono più fare”.

Arrivò la piccola formica Lotito, che parlava di calcio didascalico e moralizzatore, in grado di trasmettere i valori dello sport, perché lo sport è questo” gonfia il petto il numero laziale. “Non solo l’aspetto economico, che va certamente coniugato per non essere utopici. Fui sicuramente visto come uno strano, fuori dal sistema che non sarei durato più di qualche mese. Invece…”.