Solo chi non mastica il calcio nella sua vita quotidiana pensa che questo gioco sia esclusivamente quello dei riflettori TV e dei grandi campioni super-pagati con stadi gremiti da fan disposti a tutto per un autografo: in un Paese come l’Italia, in cui il calcio è considerato “sport nazionale” per antonomasia, questo gioco è molto di più e rappresenta per migliaia di giovani un punto di riferimento costante e giornaliero, un modo per realizzarsi e trovare se stessi, per crescere, imparare i valori più importanti della vita, per socializzare, per avere emozioni e divertirsi staccando per un po’ la spina dei problemi di ogni giorno. Dietro ogni squadra di calcio, non solo professionistica ma anche (e anzi, soprattutto) dilettantistica, ci sono grandi storie di uomini che non faranno mai parte dell’Albo d’Oro del campionato di serie A o della Champions League, ma che a volte si conquistano un posto grande così nel cuore di chi li ha conosciuti e li ha saputi apprezzare per quello che sono.
Giuseppe era uno di questi. Siciliano doc, aveva dedicato una vita intera alla squadra del suo quartiere, in un polveroso campo di periferia dove ha visto crescere tanti ragazzi, alcuni molto talentuosi e altri meno, ma tutti diventati uomini veri. Faceva il magazziniere, un ruolo poco conosciuto e troppo spesso sottovalutato in ogni squadra di pallone. Soprattutto nel caso di Giuseppe, e dei tanti come lui sparsi in giro per tutta l’Italia: oltre ad assolvere a un ruolo di una concretezza fondamentale al fine di consentire la regolarità degli impegni e degli allenamenti della squadra, sistemando di giorno in giorno i palloni, le porte, le casacche, le righe del campo e gli spogliatoi, spesso e volentieri riusciva a diventare un vero e proprio “padre spirituale” per i giovani che gli confidano i loro problemi, dubbi o perplessità, esigenze di vario genere a cui spesso in età adolescenziale non si riesce a trovare una via d’uscita. Giuseppe si faceva amare da tutti, sapeva guardare oltre quei dribbling sul campo e riusciva a trovare soluzioni di vita ad ogni problema che gli si presentava davanti. Era uno saggio, Giuseppe. Raccontava sempre aneddoti antichi intervallati da proverbi tipici della Sicilia che non c’è più, quella che oggi si sta perdendo. Poi s’è ammalato di cancro, gli hanno dato sei mesi di vita. Finchè ha potuto, non ha mai smesso di andare al campo e sistemare tutto. Solo una settimana prima di morire, ha confidato ai dirigenti della squadra di avere questo problema da tempo, di non potersi più muovere. Al campo non c’è andato più, non voleva che i suoi ragazzi lo vedessero in quelle condizioni. Gli ha scritto una lettera, con carta e penna, e il mister l’ha letta lo scorso weekend, tre giorni dopo la morte di Giuseppe la cui mancanza era già pesante come un macigno. “Continuerò sempre ad essere tra di voi, ogni giorno, anche se adesso vi sembrerà di no e sentirete la mia mancanza, io vi assicuro che potrei sentire altrettanto la vostra. Ma così non sarà, perchè io sarò sempre lì insieme a voi. Lo sarò nel vostro ricordo e nella vostra passione, nello spirito di gruppo che avete sempre dimostrato di avere al di là di ogni sconfitta o risultato maturato sul terreno di gioco. Siate squadra sempre, è la cosa più importante. Fate sport, giocate a calcio, non mollate mai anche se pensate di non essere all’altezza, se sbagliate un passaggio facile o un gol a porta vuota. Non potete essere tutti campioni sul campo, ma fuori sì, ed è quello che noi qui dentro abbiamo sempre insegnato. Solo con il calcio si può imparare a vivere bene, capendo cosa significa “competizione” ma al tempo stesso “rispetto”. Cosa significa “squadra”, cosa significa “regole”, cosa significa “umanità”. Giocate sempre per battere gli altri, che però non sono “nemici” bensì “avversari”. E soprattutto, non smettete mai di divertirvi. Giocate per passione, uno con l’altro e per l’altro quando ne ha bisogno. Siate squadra dentro e fuori dal campo. Sorridete sempre, e io non morirò mai“.
Magazziniere siciliano malato terminale saluta la squadra prima di morire con una lettera commovente