“E’ un processo obbligato, si deve partire da li'”. Per Giovanni Malagò non ci sono dubbi: il calcio italiano, per ritrovare smalto e restare ai livelli che gli competono, deve ammodernare o rifare i suoi stadi. E le sfide vinte a Torino, Udine e prima ancora a Reggio Emilia, debbono fare da traino. “Mi sono speso tantissimo su questo e non riguarda solo il calcio, perche’ una disciplina sportiva per essere competitiva e portata avanti al meglio deve avere gli impianti adeguati – spiega il numero uno dello sport italiano a Radio Onda Libera – E’ come la casa per una famiglia. Sono stati bravi a Torino, cosi’ come Pozzo e Squinzi. Agli inizi degli anni ’90 sono state fatte delle scelte sbagliate. Non solo noi nel tempo abbiamo commesso errori, penso alla Germania che prima del 2006 era depressa e non riusciva ad avere una Bundesliga appetibile. Poi i tedeschi hanno saputo valorizzare bene il proprio prodotto e gli impianti sono stati determinanti. Da noi c’e’ un discorso condizionato dalla proprieta’ degli stadi: sono dei Comuni che li danno in concessione alle societa’, per nulla propense a investire soldi su qualcosa che non e’ loro”. Malago’ tocca anche il tema dei soldi spesi nella sessione estiva di calciomercato: 4.200 milioni in Europa, con l’Italia (820 ml) dietro solo alla Premier League. “Le cifre sono considerevoli. L’aspetto fondamentale e’ il rispetto delle regole, cioe’ se tutto e’ stato fatto tenendo conto del fair play finanziario. Abbiamo visto che Roma e Inter sono state sottoposte a vincoli rigidi e si sono comportate di conseguenza. Il Milan e’ stato piu’ libero di agire e ha ricostruito. Il fatto e’ che in generale ci sono dei club con dei proprietari ben definiti e ce ne sono altri in mano a uno Stato o a un fondo. Questa cosa – conclude Malago’ – non mi piace”. (ITALPRESS).
Malagò lancia l’allarme stadi: ”si riparta da lì”