Manchester City, sette vittorie e un caso da risolvere: a gennaio l’appello sui conti

Il City è primo in Premier League a punteggio pieno, ma resta aperta la questione sulle violazioni finanziarie contestate al club. Dopo il verdetto di settembre, l’appello potrebbe essere esaminato a gennaio: cosa rischia la società inglese

  • UEFA Champions League - Manchester City vs PSG
    Foto EPA
  • UEFA Champions League - Manchester City vs PSG
    Foto EPA
  • English Premier League - Manchester City vs Sunderland AFC
    Foto EPA
1 / 3

Sette partite, sette vittorie, 21 punti e il primo posto in classifica. Con l’ultima vittoria 3-2 contro l’Ipswich Town, il Manchester City conferma un inizio di Premier League 2026/27 con il botto. Enzo Maresca entra così nella storia del campionato inglese con la migliore striscia di vittorie in esordio. Ma mentre la squadra continua a vincere, fuori dal rettangolo verde resta aperta una delle vicende più delicate nella storia del calcio inglese: quella relativa alle presunte violazioni finanziarie commesse dal club tra il 2009 e il 2018. Il 29 settembre scorso è infatti arrivata la decisione di una commissione indipendente che ha riconosciuto il City responsabile delle violazioni finanziarie contestate dalla Premier League e della maggior parte delle infrazioni relative alla mancata collaborazione. Una sentenza che ha segnato una svolta nel procedimento, avviato dopo anni di indagini e una lunga battaglia legale. Il club ha contestato il verdetto, annunciando il ricorso in appello. Secondo quanto dichiarato da David Kogan, presidente dell’Independent Football Regulator (IFR), ai microfoni di Times Radio, l’esame del ricorso potrebbe svolgersi a metà o alla fine di gennaio 2027. La Premier League vorrebbe arrivare a una conclusione entro la stagione in corso, ma restano da chiarire i tempi della decisione e quelli relativi alle eventuali sanzioni.

Manchester City, l’appello di gennaio può cambiare il futuro del club

La prossima tappa è fondamentale per capire quale sarà l’evoluzione del caso. Il Manchester City continua a difendere la propria posizione e ritiene di avere argomenti sufficienti per contestare le conclusioni della commissione. A pronunciarsi, secondo quanto riferito da Kogan, sarà un organismo indipendente composto da tre professionisti con esperienza giuridica. Il presidente dell’IFR ha parlato di una procedura della durata prevista di circa 12 settimane, dalla quale deriva l’ipotesi di un’udienza a metà o alla fine di gennaio. È importante, tuttavia, distinguere la possibile data dell’esame dell’appello da quella in cui sarà comunicato il verdetto definitivo. Il quadro è reso ancora più delicato dalle possibili conseguenze disciplinari. Le regole della Premier League consentono alla commissione di applicare diverse misure, dalle sanzioni pecuniarie alle penalizzazioni sportive. Tra gli scenari evocati nel dibattito pubblico figurano anche una pesante decurtazione di punti e l’esclusione dal campionato, fino alla revoca dei trofei vinti nel decennio interessato. Anche la UEFA potrebbe valutare delle sanzioni, tra cui l’esclusione dalle coppe europee, se la sentenza venisse confermata. Al momento, in ogni caso, si tratta solo di ipotesi e non di provvedimenti già decisi. La stessa Premier League ha chiarito che la determinazione delle sanzioni sarà affrontata separatamente, attraverso un ulteriore procedimento davanti alla commissione indipendente. L’esito dell’appello sulla responsabilità del club e l’eventuale definizione della pena rappresentano dunque due passaggi distinti. Kogan ha inoltre richiamato l’attenzione sul possibile impatto istituzionale della vicenda. Una volta concluso il procedimento sportivo, l’IFR potrà valutare se sussistano i presupposti per intervenire sulla posizione di proprietari o dirigenti. Anche in questo caso, ogni eventuale misura dipenderà dalle valutazioni dell’autorità competente.

La sentenza del 29 settembre: che cosa è stato contestato al Manchester City

Per comprendere la portata del caso bisogna tornare alla decisione pubblicata dalla Premier League il 29 settembre 2026. La commissione indipendente ha esaminato le condotte del Manchester City nell’arco di 9 stagioni, dal 2009/10 al 2017/18, concentrandosi sulla corretta rappresentazione dei ricavi, dei costi e delle informazioni finanziarie comunicate agli organismi di controllo. Secondo le conclusioni riportate dalla lega, il club avrebbe utilizzato accordi commerciali fittizi, o comunque non corrispondenti agli accordi effettivi tra le parti, per gonfiare artificialmente i ricavi e ridurre i costi contabilizzati. La commissione ha inoltre ritenuto che i bilanci presentati non rappresentassero correttamente la situazione economica della società, con informazioni fuorvianti per revisori e autorità calcistiche. Il meccanismo descritto dalla Premier League riguarderebbe, in particolare, i contratti di sponsorizzazione con alcuni partner commerciali. Una parte dei corrispettivi sarebbe stata finanziata direttamente da Abu Dhabi United Group Investment & Development Ltd, la società che possiede il club tramite la City Football Group, anziché provenire interamente dagli sponsor indicati negli accordi. La commissione ha inoltre individuato ulteriori intese che avrebbero consentito di registrare costi operativi inferiori a quelli effettivamente sostenuti e ha esaminato un accordo relativo ai diritti d’immagine dei calciatori. Secondo la ricostruzione ufficiale, questi schemi avrebbero contribuito a gonfiare i ricavi e ridurre i costi per una cifra che potrebbe sfiorare o superare i 900 milioni di sterline nel periodo interessato. L’obiettivo sarebbe stato quello di presentare una situazione finanziaria compatibile con i limiti di spesa della Premier League e della UEFA. La commissione ha concluso che, se gli accordi fossero stati rappresentati correttamente nei bilanci, il club avrebbe superato in misura considerevole i limiti applicabili.Un secondo capitolo riguarda la collaborazione con gli investigatori. La Premier League ha sostenuto che, durante l’indagine, il Manchester City abbia violato più volte gli obblighi di cooperazione e correttezza previsti dal regolamento. La commissione ha accolto la maggior parte delle contestazioni relative a questo aspetto, concludendo che il club avrebbe compiuto sforzi concertati per ostacolare l’inchiesta. La decisione di settembre non equivale, però, alla comunicazione di una pena definitiva. La Premier League ha precisato che il procedimento sulle sanzioni resta separato e che il club conserva il diritto di contestare le conclusioni attraverso l’appello. È proprio su questo terreno che si giocherà il prossimo passaggio della vicenda.

Dalle rivelazioni di Football Leaks all’inchiesta della Premier League

Le origini del caso risalgono al 2018, quando la pubblicazione di documenti interni del mondo del calcio da parte della rivista tedesca Der Spiegel, nell’ambito delle rivelazioni note come Football Leaks, porta all’attenzione pubblica dubbi sui rapporti commerciali e sui finanziamenti legati al Manchester City. Nel marzo 2019 la UEFA avvia formalmente un’indagine in merito ai documenti. Nel febbraio dell’anno successivo il club viene sanzionato con una squalifica di due anni dalle coppe europee e una multa di 30 milioni di euro ma nel luglio dello stesso anno il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) annulla l’esclusione e riduce la multa a 10 milioni di euro, rilevando che diverse contestazioni erano cadute in prescrizione e che per altre mancavano prove sufficienti. La risoluzione del procedimento della UEFA, tuttavia, non ha chiuso la vicenda sul fronte inglese. La Premier League aveva infatti avviato la propria indagine nel dicembre 2018 e nel febbraio 2023 presenta una contestazione formale, deferendo il club a una commissione indipendente. Le accuse riguardavano un periodo più ampio e un insieme di obblighi regolamentari distinto da quello esaminato nel procedimento UEFA. Tra il settembre e il dicembre del 2024 si svolge il processo a porta chiuse davanti a una commissione indipendente composta da tre membri; la stessa commissione ha poi esaminato documenti, testimonianze e memorie legali prima di arrivare alla sentenza di primo grado resa nota il 29 settembre 2026. La decisione ha dato ragione alla Premier League sulle violazioni finanziarie contestate e sulla maggior parte delle accuse di mancata collaborazione. Pochi giorni dopo il club, che ha sempre respinto le contestazioni, ha presentato ufficialmente ricorso in appello. La differenza rispetto al precedente UEFA è essenziale: l’annullamento della squalifica europea nel 2020 non rappresentava una assoluzione preventiva rispetto a ogni possibile violazione dei regolamenti inglesi. I due procedimenti hanno avuto basi, contestazioni e sviluppi differenti.

Il caso City diventa politico: i rapporti con Andy Burnham e gli investimenti emiratini

La vicenda del Manchester City ha assunto anche una dimensione politica, coinvolgendo Andy Burnham, primo ministro britannico ed ex sindaco dell’area metropolitana di Manchester. A fine settembre Burnham aveva dichiarato alla BBC che sarebbe stato “davvero preoccupato” se i proprietari del club avessero deciso di andarsene, definendoli “un partner importante nella costruzione della moderna Manchester”. Parole che hanno suscitato critiche, perché arrivate mentre il procedimento sportivo era ancora aperto e che sono sembrate mettere in tensione la tutela degli investimenti con l’esigenza di rispettare l’indipendenza della commissione. A pesare sono soprattutto il ruolo dei capitali emiratini nella riqualificazione della città e le prospettive di collaborazione economica tra Londra e Abu Dhabi: secondo Bloomberg, funzionari emiratini avrebbero prospettato una possibile riduzione degli investimenti nel Regno Unito in caso di sanzioni particolarmente severe contro il City. Burnham ha auspicato che il procedimento sportivo e le relazioni economiche tra i due Paesi restino separati, ma la sovrapposizione di interessi economici e sportivi rende difficile separare nettamente i due piani nel dibattito pubblico. Le polemiche hanno riguardato anche i contatti avuti da Burnham con i vertici del Manchester City durante il suo mandato da sindaco: le informazioni rese pubbliche dall’autorità metropolitana hanno documentato un incontro formale con il presidente Khaldoon Al Mubarak nel 2021 e alcuni inviti allo stadio, senza far emergere prove di rapporti personali con la famiglia regnante emiratina. Il nodo, quindi, non è soltanto l’esistenza di relazioni con la proprietà, ma il rischio che la vicenda metta in conflitto gli interessi economici del territorio, l’imparzialità delle istituzioni e la credibilità di un procedimento destinato a stabilire se le regole finanziarie del campionato siano state rispettate.

Dal campo ai tribunali: il futuro del Manchester City resta in bilico

Il caso Manchester City è così arrivato a un nuovo snodo. Da una parte c’è una squadra che, almeno in questa fase della stagione, continua a ottenere risultati e a guidare la classifica; dall’altra una vicenda che mette in discussione il modo in cui sono stati rappresentati i conti del club per quasi un decennio. L’appello atteso a gennaio potrà chiarire la tenuta della decisione di settembre. Solo dopo i successivi passaggi procedurali sarà possibile valutare con maggiore precisione le conseguenze sportive e istituzionali. Per il Manchester City, la sfida non riguarda soltanto la possibilità di difendere i risultati conquistati sul campo, ma anche la credibilità del modello economico che ha sostenuto la sua crescita