“Se l’estensore dell’articolo avesse avuto la cura di informarsi prima di ironizzare ed offendere la reputazione di Maradona, avrebbe appreso che da perizie e documenti esibiti lo scorso mese di maggio alla Commissione tributaria di Napoli sono emersi fatti inoppugnabili, che sono poi alla base della sospensione dei pignoramenti decisa dalla Commissione stessa, Quattordicesima Sezione, sospensione richiamata anche nell`articolo”. Lo dice in una nota l’avvocato Angelo Pisani, difensore in Italia di Diego Armando Maradona, chiedendo una rettifica al Corriere della Sera per un articolo apparso il 28 giugno a pagina 51 dal titolo “Palla avvelenata – Maradona parla ma non paga”.
“In sintesi dalla predetta documentazione – continua Pisani – si evincono alcune incontrovertibili circostanze, in primo luogo che la richiesta avanzata dal fisco italiano a Maradona è esclusivamente relativa alla sua posizione di lavoratore alle dipendenze della Società Sportiva Calcio Napoli e che quest`ultima ha già estinto completamente tale obbligazione attraverso il condono del 2003. Il fisco perseguita da vent`anni Diego Armando Maradona per una tassa già pagata dal sostituto d`imposta S.S. Calcio Napoli e quindi non dovuta. Dalle notifiche che solo dopo tanti anni gli esattori hanno dovuto esibire in giudizio, inoltre, poche settimane fa sono emerse anche le grossolane irregolarità nelle notifiche effettuate a inizio anni `90”.
“A ciò si aggiunga che per questa stessa vicenda in sede penale il pm aveva prosciolto Maradona nella fase delle indagini da qualsiasi ipotesi di evasione fiscale. Sono pertanto da ritenersi offensivi e fuorvianti anche gli accostamenti, presenti nell`articolo, con Uli Hoeness, in carcere perché condannato per frode fiscale. Chiedo pertanto che venga pubblicata con evidenza e a termini di legge la dovuta rettifica, fermo restando il diritto di tutelare il mio assistito in ogni opportuna sede”, conclude Pisani.