In una lunga intervista al “GQ”, il tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, ha svelato un lato della sua vita che forse in pochi conoscevano, a cominciare dal suo carattere che non è fatto per abbattersi: “Dopo Napoli volevano farmi il funerale. Ho detto: ora mi diverto io”.
La rimonta della Juventus è nata da qui, dallo spirito combattivo del suo allenatore che poi aggiunge: “non porto mai rancore, è una fatica inutile. Il calcio è una chiacchiera da bar. Fanno tutti i professori, parlano di tattiche e schemi, ma la verità è che nel pallone non si inventa nulla dal ’92, dall’abolizione del passaggio indietro al portiere. Il resto sono puttanate”.
Tanto preciso in campo, quanto scalmanato al di fuori della sua professione: “Nella vita ho fatto tante cazzate e sulla mia carriera di allenatore nessuno avrebbe scommesso un mezzo caffè. ‘Allegri è un coglione’, dicevano. ‘Gioca al Casinò, punta sui cavalli, ha lasciato la sposa sull’altare, è solo una testa matta’. Diventare chi sono è stato sfidare un pregiudizio. Dimostrare che le origini hanno un senso: vengo da Livorno, sono di scoglio e lo scoglio, come si sa, è duro”.
Parlando poi della sua carriera, Allegri svela curiosi aneddoti sul rapporto che ha avuto prima con il presidente Cellino e poi con il patron del Milan Berlusconi: “Cellino era scaramantico, il suo numero preferito era il 23. Il suo attaccante preferito, Larrivey, non segnava quasi mai, Cellino decise di aiutarlo e fargli indossare il 23: la domenica successiva vincemmo per 3-2. Larrivey segna con la sua 23 e fa gol anche Matri, che indossava la numero 32. Cellino era in estasi. Aggiunse il numero del terzo marcatore, Conti, che portava il 5 e giocò i numeri al Lotto. Berlusconi? Hanno romanzato tanto, inventando dissidi e complotti, ma la verità è che con il Berlusca ho sempre avuto un ottimo rapporto. E’ simpatico. Anzi, molto simpatico. Poi se mancano i risultati ci si può dividere, ma il rispetto reciproco non è mai mancato”.