Con un po’ più di malizia e attenzione il suo Empoli avrebbe fermato il Napoli al ‘San Paolo’. Un’impresa non banale per lui che è nato proprio in quella città, quasi 56 anni fa, lui toscano doc di Figline, la cui origine partenopea è legata al girovagare del padre per lavoro. E in quella striscia di terra bagnata dall’Arno Maurizio Sarri ha iniziato prima a giocare e poi ad allenare. In provincia è cresciuto, dalla provincia è emerso grazie alla sia grande capacità di preparare tatticamente le partite. Ora Sarri e’ perfino allenatore simbolo di un altro calcio possibile: quello con pochi soldi e tante idee, dal Sassuolo all’Empoli, per non parlare dell’exploit di Genoa e Samp nei giorni in cui Milan e Inter soffrono. La sua vita è il calcio: come gioco da ragazzo, poi da allenatore come passione e un buon lavoro in banca, al Monte dei Paschi di Siena, un istituto non come tanti dalle sue parti. Un bel giorno la grande sfida: lasciare il posto fisso da dirigente per andare ad allenare lontano. Una scelta di vita obbligata. Dopo aver portato il Sansovino in serie C2 Sarri andò alla Sangiovannese e prese l’aspettativa al Montepaschi. Poi il passaggio in B al Pescara e l’addio al lavoro sicuro per inseguire il proprio sogno. L’obiettivo di Sarri era chiaro: fare di una passione la sua fonte di reddito.
Dopo tanta gavetta eccolo in serie A, con un Empoli che da due anni e mezzo dà spettacolo: prima in B, ora nel massimo campionato. Prima ha fatto faticare Roma e Juventus, poi ha messo paura al Napoli rischiando il colpaccio. La classifica adesso sorride. Sarri ha da poco rinnovato il contratto e in mano ha di fatto un triennale. L’Empoli non vuol farsi sfuggire il tecnico che anche in serie A si presenta alle interviste in tuta, che fa giocare le sue squadre a memoria e che sa valorizzare i giovani come nessuno mai in azzurro. Da Regini a Saponara, da Rugani a Pucciarelli, e poi Verdi, Mchedlidze, Tonelli e Laurini. Ma l’elenco potrebbe proseguire. E pur mettendo i loro ingaggi uno in fila all’altro non si raggiungerebbe neanche il 10% del monte salari della Juventus, aggiungendoci anche lo stipendio del tecnico figlinese. A Empoli si lotta per la salvezza con neanche 10 milioni di totale di stipendi. E guardando la classifica il miracolo empolese va oltre il semplice calcio di provincia. Empoli è una città di neanche 50mila residenti, ma grazie alla passione di un tecnico e a quella di una società sta lottando alla pari contro metropoli intere. Il segreto è nella incosciente volontà di farcela. Una storia che si ripete: Spalletti, Baldini, Cagni e ora Sarri e i suoi schemi. Già, gli schemi, così perfetti ed efficaci in campo; così lontani dal sistema fuori da quel mondo. Lui ne è e ne rimarrà fuori. Anche per questo solo dopo oltre 20 anni di gavetta ci si accorge di lui.