Bando ai paragoni con Diego Armando Maradona, a contare sono i numeri: e i numeri dicono che è Dries Mertens la stella che ha permesso al Napoli di Maurizio Sarri di conquistare un record nella storia societaria. Mai, infatti, il club partenopeo era riuscito a vincere le prime sei partite di un campionato di Serie A. Il tabù è stato abbattuto grazie al successo conseguito sabato a Ferrara contro la Spal, e lo zampino del centravanti (un tempo tornante) belga si è palesato anche in questa circostanza.
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Un anno magico

D. M., le iniziali di Mertens ma anche di Maradona. Niente paragoni, si è detto, e allora è meglio concentrarsi su una storia che ha conosciuto una straordinaria impennata nel giro di un anno. A settembre del 2016, infatti, nessuno si attendeva che il belga avrebbe messo a segno così tante reti nei dodici mesi successivi: la punta titolare degli azzurri era Milik, mentre Dries si alternava conLorenzo Insigne sulla fascia sinistra, nel contesto di un turn over che lo vedeva in panchina non di rado. Sulla destra c’era Callejon, e la cessione estiva di Gonzalo Higuain, accasatosi alla Juventus tra non poche polemiche, non era stata sufficiente per permettere al belga di scalare le gerarchie di Sarri.
Cosa è successo
Poi qualcosa è cambiato: non solo perché Milik, dopo un inizio molto promettente, si è fatto male ed è stato fermo per diversi mesi. Ma anche perché il centravanti che avrebbe dovuto sostituire il polacco, Manolo Gabbiadini, non si è mai trovato a proprio agio con Sarri e ha fatto molta fatica a trovare la via del gol. Così, l’allenatore toscano – alla disperata ricerca di una soluzione di emergenza che gli consentisse di trovare un terminale offensivo efficace per le spettacolari giocate del suo calcio champagne – ha deciso di fare affidamento su Mertens. Anche se, come ha avuto modo di rivelare pochi giorni fa lo stesso Sarri, lo spostamento di Mertens al centro dell’attacco non ha rappresentato tanto una sua geniale intuizione, quanto il risultato di un colpo di fortuna.
Gli schemi offensivi del Napoli
Quel che è certo è che anche gli schemi tattici e il modo di giocare del Napoli contribuiscono in modo decisivo a migliorare le prestazioni e il bottino di reti dell’attaccante. Il nuovo Maradona, che non vuole essere considerato tale, è il punto di forza di una squadra che ha segnato più di venti gol in sei partite: insomma, una vera macchina da guerra, che sul proprio cammino ha già incrociato la Lazio. E non deve essere un caso se nella sconfitta di Champions League contro lo Shakhtar Donetsk Dries è partito dalla panchina: i risultati si sono visti. Ora che Milik si è di nuovo fatto male, e con tutta probabilità sarà costretto a un periodo di stop piuttosto lungo, tutto lascia pensare che per Sarri sarà molto difficile ricorrere al turn over e lasciare il belga in panchina.
Obiettivo campionato
La partenza sprint degli azzurri in Serie A è stata bilanciata, fino a questo momento, da un esordio negativo in Champions: ma già domani le cose potrebbero cambiare, perché il Napoli accoglie in casa il Feyenoord in quella che dovrebbe essere la sfida più semplice del girone. Il passo falso in Ucraina ha complicato i piani per la qualificazione ma deve essere messo prontamente alle spalle: se l’anno scorso a sbarrare la strada in Europa al Napoli è stato il Real Madrid, poi vincitore della manifestazione, quest’anno dagli uomini di Sarri ci si attende una crescita notevole. Certo, con un Mertens così, tutto potrebbe essere più semplice. 3 a 1 al Verona, 3 a 1 all’Atalanta, 3 a 0 al Bologna, 6 a 0 al Benevento, 4 a 1 alla Lazio e 3 a 2 alla Spal: per il Napoli fare gol non è solo un obbligo ma anche un piacere, come dimostrato dal pallonetto no look che Dries ha messo a segno contro la Lazio nel turno infrasettimanale.
Insomma, scommettere sull’1 per la sfida contro il Feyenoord è scontato, ma vale la pena di puntare anche sull’over 2.5.