Sono passati dieci anni dalla prima volta che Lio Messi indossò la maglia della Seleccion. A ricordarlo con grande enfasi sono i media di Buenos Aires, che raccontano i tanti particolari dei diversi passaggi tramite i quali l’Argentina riuscì ad assicurarsi la ‘Pulce’ bruciando sui tempi la Spagna. Era il 2004 e a guidare la nazionale argentina c’erano Marcelo Bielsa e il suo aiutante Claudio Vivas, i quali furono allertati del fatto che nella ‘Masia’ del Barcelona c’era un giovane nato a Rosario che faceva faville. Com’è noto, Lio si era trasferito nella capitale catalana insieme al padre Jorge per superare con delle cure ormonali un problema di crescita e poter così sfruttare in pieno le enormi potenzialità che aveva già messo in mostra nel Newell’s Old Boys. Dopo aver visionato due video, Vivas si mise in contatto con Hugo Tocalli – responsabile dell’under 20 – per attivare quanto prima quello che oggi i giornali locali definiscono “l’operazione Messi”. Per gli argentini, il punto chiave era fare in fretta ed evitare che Lio cedesse alla tentazione di giocare con la maglia spagnola invece di quella ‘albiceleste’. “L’operazione Lio” si mise in moto e fu così che un funzionario della federcalcio di Buenos Aires venne incaricato di mettersi in contatto quanto prima con i familiari di Messi. Il funzionario si recò in un ufficio pubblico della telecom e per non perdere tempo strappò il foglio dell’elenco telefonico con un numero di una zia di Lio, la quale, contattata, diede i recapiti a Barcelona di Jorge Messi. Rintracciato a sua volta, il padre della ‘Pulce’ rispose subito “qualcosa tipo ‘finalmente mi telefonate, vi stavo aspettando perchè Lio vuole giocare per l’Argentina”. A quel punto scattò la fase due dell’ ‘operazione Messi’. In fretta e furia, la federcalcio organizzò una partita ‘under 20’ con il Paraguay nello stadio di Buenos Aires dell’Argentinos Juniors, lo stesso dove il 20 ottobre 1976 aveva iniziato la propria carriera in nazionale anche Diego Armando Maradona. L’incontro si giocò in notturna e Lio, che aveva 17 anni e 5 giorni, entrò nel secondo tempo con la maglia numero 17 al posto di un certo Ezequiel Lavezzi in una squadra dove c’erano anche Ezequiel Garay y Pablo Zabaleta. Era il 29 giugno del 2004, il giorno in cui – sottolinea la stampa ‘albiceleste’ – “Messi diventò nostro per sempre”. Faceva freddo e pioveva, in tribuna gli spettatori erano circa 200 e la partita finì con una goleada (8-0) argentina. La ‘Pulce’ segnò la settima rete. Tempo fa, lo stesso Lio ha raccontato in prima persona come andarono le cose con i primi contatti con la federcalcio: “Aspettavo la telefonata ed ero in ansia. C’erano in effetti stati dei colloqui informali con la Spagna che voleva sapere se intendevo giocare con loro: ma io ho sempre detto che la mia nazionale sarebbe stata l’Argentina”.
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