Il closing, per il Milan, si avvicina sempre di più: la società rossonera cambierà proprietari e anche molti dirigenti di lungo corso lasceranno il proprio posto, tra questi Adriano Galliani. “Se resto? Sembrerebbe proprio di no, e quindi credo siano le ultime 3 settimane di Milan. Non per arroganza, ma ho fatto sempre l’amministratore delegato nella mia carriera, non saprei che altro ruolo fare. Che cosa posso fare? Direi che sono le mie ultime 3 settimane di Milan dopo 30 e passa anni. Quello che abbiamo fatto rimane, passeremo dalla cronaca alla storia e forse sarà meglio la storia della cronaca”, ha rivelato ai microfoni di ‘Milan Tv’.
“Dell’era moderna sei l’attaccante più forte che ha avuto il Milan”, ha detto ad Andriy Shevchenko, raggiunto in collegamento telefonico. “Sei scolpito nel cuore e nella storia del Milan. Tu lo sai e io quando ti vedo sono sempre emozionato come quella sera del ’99 in cui ti ho visto giocare con la Primavera della Dinamo Kiev. Se resto nel calcio? Va bene, vengo a fare il team manager dell’Ucraina”, ha detto sorridendo. “Quando vinciamo la Champions nel 2003 contro la Juventus facciamo una cena di gala e c’è uno psichiatra molto famoso di fianco a me a cui chiedo: ‘Senta, ma è normale che dopo 20 giorni dalla finale quando rivedo Sheva che va sul dischetto del rigore mi viene ancora la paura che possa sbagliare il rigore. E’ grave?’. E lui mi ha risposto: ‘E’ irrecuperabile’. Ti giuro Andriy, per un po’ di giorni ti guardavo e mi veniva quella paura. Un forte abbraccio e grazie a te per tutto quello che hai fatto per il Milan”.
Poi l’addio. “Abbiamo insistito tantissimo il presidente Berlusconi ed io per farlo rinnovare. Il presidente fece qualunque sforzo per mantenerlo. Io quel giorno gli continuavo a dire che ero pronto a stracciare il contratto. Gli ho detto: ‘Vedi Andriy, se non segnerai da noi per qualche settimana i tuoi tifosi si ricorderanno dei tuoi goal. Al Chelsea no’. Se fosse rimasto avrebbe superato certamente Nordahl, ma fu una decisione sua che noi rispettammo”, ha detto poi ha ricordato le tante importantissime vittorie del Milan della sua era. “E’ un grande orgoglio, in 30 anni noi abbiamo 28 primi posti, 16 secondi posti e un primo o secondo posto, visto che c’è una Supercoppa a Doha a tra poco. Secondi posti tra finali di Champions e campionati non è mica da poco, sono tanti. Se si concluderà, come dovrebbe concludersi, quest’avventura è tanto tanto tanto”.
La sagra dei ricordi continua: questa volta, nel mirino, Christian Abbiati nel derby di Champions, in semifinale, nel 2003. “Fa un errore Costacurta e segna Oba Oba Martins, ma succede una roba drammatica. Lì mi si è bloccato il cuore. Al 90′ Kallon si presenta solo contro Abbiati e il suo polpaccione e la palla se ne va fuori. Se entra questa qui non c’è Manchester non c’è niente. E’ stata la polizza a vita di Christian e gli abbiamo detto: ‘Da questo momento deciderai tu quando smettere’ e infatti quest’anno ha deciso lui”, ricorda. “La mia Top11? Non mi piace fare queste cose perchè il calcio cambia di continuo. Quando penso a Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini è una difesa straordinaria ma per me lo è altrettanto quella che vince nel 2003 la Champions che recita Costacurta, Nesta, Maldini e Kaladze. Penso al centrocampo di Sacchi, ma penso anche a quello di Capello e penso anche a quello di Ancelotti negli ultimi anni: Gattuso, Pirlo, Seedorf, Rui Costa, con Shevchenko e Inzaghi in attacco. Non sono in grado di fare una top 11. Noi abbiamo avuto 8 palloni d’oro. Negli anni ’90 avevamo il Pallone d’Oro titolare Van Basten e un altro come Papin in panchina
Infine un pensiero sugli ultimi, vincenti, anni della Juventus: “Non è solo merito dello stadio, ma è anche molto merito dello stadio. Hanno fatto un’acustica straordinaria. Noi comunque abbiamo un grandissimo stadio. Gli stadi incidono certamente sui ricavi, ma la cosa che ha deciso ancora di più sono i ricavi televisivi. La Premier ha ricavi televisivi che non ha eguali al mondo. La iattura degli stadi italiani sono state le piste d’atletica. Se devo andare a vedere una partita vedendo male perché c’è la pista d’atletica di mezzo sto a casa e la guardo in tv. San Siro ha una curva di visibilità che è fantastica. Dopo le ristrutturazioni fatte e che faremo San Siro è ancora un bellissimo stadio”.