Milan e Mediaset: la famiglia Berlusconi ridisegna il proprio impero

Per Berlusconi è il momento della svolta: Milan e Mediaset in ballo

L’impero Berlusconi si prepara a ridisegnare il proprio futuro, a partire da Milan e Mediaset. Le cronache parlano di una trattativa con il magnate thailandese Bee Taechaubol per la cessione della squadra di calcio e di una cena ad Arcore fra l’ex Cavaliere e Rupert Murdoch per esaminare le possibili sinergie tra Sky e Premium. Si prefigura una vera e propria “smobilitazione”. Uno scenario che l’editore de La 7 Urbano Cairo, considera poco credibile. “In queste settimane – dice intervistato da Repubblica – abbiamo letto dell’offerta di Mediaset per le torri tv della Rai, attraverso Ei Towers, e del proposito di comprare i libri Rizzoli. Questi sono segnali di vitalita’ industriale”.

Eppure ci sono province dell’Impero Mediaset in crisi. “Non metto volentieri il naso nelle aziende degli altri. Noto pero’ che Mediaset ha un power index molto, molto alto. Mi spiego: oggi loro hanno una quota della pubblicita’ superiore del 76% alla quota degli ascolti. Sono valori che, ne sono convinto, hanno innescato serie riflessioni all’interno di quel gruppo”. Quanto all’emittente di casa, che perdeva quasi 100 milioni l’anno quando Cairo l’ha comprata, spiega: “Abbiamo azzerato le perdite, ma non siamo ancora usciti dal tunnel. La situazione e’ tutta da consolidare. Noi vogliamo confermare o migliorare i nostri ascolti per avere un’adeguata raccolta pubblicitaria. Investiremo e dunque sosterremo nuovi costi. Ma la ripresa dell’economia resta debole e intanto conserviamo una forza lavoro, a La7, ridondante nei numeri”. E sulle agitazioni in corso a La7 aggiunge: “Il costo del lavoro incide per il 30% sul fatturato quando Mediaset e’ ferma al 17. Eppure qualcuno chiede quanto oggi non puo’ avere, invece di gioire per le certezze che gia’ ha”. Tornando al tema della pubblicita’, Cairo commenta cosi’ la possibilita’ che il governo o la maggioranza scrivano le norme per dare a Viale Mazzini qualche margine in piu’ nella raccolta degli spot.

“Questo scenario non deve preoccupare soltanto gli editori televisivi, ma anche quelli della carta stampata, dei nuovi media digitali e della radio. Dare piu’ pubblicita’ alla tv di Stato – che ha gia’ in cassa piu’ di un miliardo 600 milioni di canone e piu’ di 600 milioni di spot – sarebbe una seria minaccia al pluralismo. Giornali che sono sopravvissuti a sette lunghi anni di crisi sarebbero in imminente pericolo di vita. Ricordiamoci poi delle colpe industriali della tv di Stato nella raccolta pubblicitaria”. Quali colpe? “In questi anni Viale Mazzini ha venduto gli spazi pubblicitari a un costo bassissimo, deprimendo a cascata anche le tariffe praticate da noi concorrenti della tv commerciale, e di tutta la stampa. L’effetto e’ che il costo contatto, da noi, e’ ormai la meta’ che in Germania o nel Regno Unito. Tutto questo peggiorerebbe se la Rai disponesse di piu’ spazi da vendere”.

Sul fronte Milan intanto Berlusconi  si appresta a prendere una decisione che sarebbe una vera e propria svolta per la società rossonera. Mister Bee ha presentato una proposta da 500 milioni di euro per ottenere il 51% della società, ed il patron rossonero sarebbe intenzionato ad accettare, lasciando così la maggioranza ai thailandesi.