Dalla firma all’esonero, tutto in 144 giorni. L’avventura di Clarence Seedorf sulla panchina del Milan si chiude con il licenziamento e con comunicato di appena 25 parole, necessarie per ufficializzare l’attesa nomina di Pippo Inzaghi: “AC Milan comunica di avere esonerato l’allenatore Clarence Seedorf e di avere affidato la Prima Squadra, fino al 30 Giugno 2016, a Filippo Inzaghi”, si legge sul sul sito del Diavolo. Il tecnico olandese viene formalmente congedato con 2 anni di anticipo rispetto al contratto siglato lo scorso 16 gennaio. In inverno, quando il Milan aveva deciso di silurare Massimiliano Allegri, l’ex centrocampista è sbarcato a Milanello con la ‘mission’ di risollevare la squadra e portarla fuori dalle sabbie mobili della classifica. Per sposare nuovamente il Milan, dopo i successi ottenuti in campo, ha chiuso a 37 anni la carriera di calciatore e detto addio in fretta e furia al Botafogo e al campionato brasiliano. Ha risposto all’appello rossonero ma non ha centrato l’obiettivo, perché l’ottavo posto con 57 punti non vale nemmeno la qualificazione alla prossima Europa League. “Non si può dire che sono tornato, perché non sono mai andato via. Abbiamo molto da fare per riportare in alto il Milan. Sono molto felice”, diceva l’olandese cinque mesi fa. All’esordio, vittoria casalinga per 1-0 contro il Verona e entusiasmo alle stelle. La luna di miele, però, è durata poche settimane. Il primo k.o. della nuova gestione, un pesante 3-1 in casa del Napoli ad inizio febbraio, ha aperto un nuovo capitolo e fatto scattare l’allarme.
L’eliminazione negli ottavi di Champions League, con la doppia sconfitta contro l’Atletico Madrid, ha fatto alzare la temperatura. A marzo, la situazione è ulteriormente precipitata con il tris di sconfitte in campionato contro Juventus, Udinese e Parma. A due mesi dall’ingaggio, Seedorf era già dipinto come un ‘dead man walking’ da giornali e tv, schiacciato tra l’assenza di risultati, lo scarso feeling con una parte dello spogliatoio e i rapporti complessi con la società. “Non ho avuto nessun ultimatum dal presidente Berlusconi, io non mollo”, ha detto e ripetuto il tecnico. Nel momento più critico, ha pescato il jolly con 5 vittorie consecutive tra il 30° e il 34° turno che hanno riacceso, per qualche settimana, le speranze europee. Il successo nel derby alla terz’ultima giornata è stata l’ultima gioia prima del capolinea: la sconfitta con l’Atalanta nel penultimo turno ha escluso il Milan dall’Europa e ha cancellato gli ultimi dubbi sul destino dell’allenatore.