Nella partita pareggiata dal Milan in casa del Torino, con una doppia rimonta che evidenzia un carattere indomito, c’è una nota stonata che non può non essere evidenziata. Una nota forse non eclatante ai fini del risultato ma che, ai più attenti, non sarà sfuggita. Il focus è puntato su Mbaye Niang, entrato in campo all’84’ per dare manforte ai compagni per cercare, magari, l’acuto finale. Il francese, però, ha dimostrato per l’ennesima volta di non avere la mentalità da grande. Avrebbe dell’ottimo potenziale, tecnicamente, ma gli manca quella che in gergo viene definita ‘testa‘. Un ragazzo della sua età, chiamato in causa negli ultimi minuti, con il risultato in bilico e la possibilità di vincere, dovrebbe entrare in campo pronto a sputare l’anima per la causa della propria squadra. E invece? E invece Niang prima si è fatto rimproverare da Romagnoli, più giovane di lui di un anno, per non aver coperto la fascia sinistra in un momento in cui Calabria era fuori per infortunio. Quindi, su un possibile contropiede, quando Abate ha messo dentro una palla interessante, lui era altrove, suscitando l’ira di Montella. I 22 anni non sono una scusante, di questo passo Niang rischia seriamente di perdere il Milan, che più di una volta ha pensato di cederlo in via definitiva a causa dei suoi eccessi caratteriali e della sua indolenza sul campo da gioco. Cresca e lo faccia in presto, perché certe sfumature sono decisive nei destini di un calciatore. In squadra ha compagni esemplari cui può ispirarsi, su tutti Bonaventura, professionista impeccabile: li prenda come riferimento, altrimenti la musica non cambierà mai.
Milan, Niang e quell’indolenza insopportabile: cresca in fretta