Se il debutto da allenatore a San Siro è stato un concentrato di adrenalina per Pippo Inzaghi, l’ultimo giorno del calciomercato non è certo passato in maniera più rilassante. Ha rinunciato alla partita per la Pace voluta da Papa Francesco per seguire da vicino le ultime trattative al fianco di Adriano Galliani, iperattivo come al solito prima del gong. Inzaghi voleva un attaccante e dopo il giallo legato all’arrivo di Jonathan Biabiany, definito e poi saltato, a due ore dalla chiusura del mercato ha deciso di puntare su Giacomo Bonaventura dell’Atalanta, già nel mirino dell’Inter. La giornata è iniziata con la lettura dei commenti sul debutto in campionato. Cinico, istintivo, frenetico, coinvolgente, anche spregiudicato. Su questo Milan di inizio settembre calzano a pennello più o meno tutti gli aggettivi con cui veniva descritto il suo allenatore quando giocava. Le verticalizzazioni che aspettava in fibrillazione sul filo del fuorigioco sono adesso l’arma principale della sua squadra, costruita senza fenomeni, con molti rinforzi a costo zero, ma con giocatori funzionali a questa idea di gioco a trazione offensiva. Talmente offensiva che nell’ultima giornata di mercato si è deciso di puntare su una punta esterna come Biabiany. Dura poco la trattativa con il Parma, che accetta 4 milioni di euro più Cristian Zaccardo. Il francese classe ’88, ex Inter, sostiene le visite mediche, e il Milan pubblica su Twitter una sua foto con la sciarpa al collo: ‘Benvenuto nella famiglia rossonera’. Ma un paio d’ore più tardi, a tre ore e mezza dalla chiusura del mercato, l’affare “salta” per la “mancata accettazione” di Zaccardo del ritorno al Parma, come annuncia una nota del Milan. Dietro ci sono problemi legati allo stipendio del terzino a Parma, così Galliani e Inzaghi virano su Bonaventura, ala sinistra che gioca anche da trequartista. Sarebbe il settimo attaccante in rosa (oltre al giovane Mastour), tanti quanti i giocatori a centrocampo, un reparto per il quale nelle ultime ore il Milan avrebbe pensato anche all’interista Fredy Guarin. Intanto è data per fatta (manca solo l’ufficialità) la cessione al Benfica (il ds è l’ex rossonero Rui Costa) del diciannovenne Bryan Cristante (5 presenze e un gol in 3 stagioni), che ha fruttato 6 milioni di euro ma ha anche suscitato non poche perplessità da parte di chi sperava nella livrea verde e vede una rosa con un età media oltre i 27 anni. Lo stesso presidente Silvio Berlusconi venerdì scorso aveva blindato Cristante. Ma dopo l’arrivo dell’olandese Marco van Ginkel, in prestito per un anno dal Chelsea, il giovane italiano si è sentito chiuso e avrebbe accettato l’idea di trasferirsi a Lisbona con un contratto di cinque anni. El Shaarawy, Menez, Honda, Niang (ed eventualmente Biabiany) sulle fasce, Torres e Pazzini come centravanti, sono tutti giocatori funzionali alle ripartenze, il punto di forza di questo Milan che contro la Lazio ha giocato praticamente come Inzaghi voleva che giocasse quando andava a caccia di gol. Così è maturata la sua prima vittoria ufficiale da allenatore (con tre reti che ricorderà a memoria come tutte quelle da lui segnate) ma Inzaghi è il primo a sapere che la sua squadra deve correre sempre più degli avversari perché la qualità non abbonda a centrocampo e in difesa. Determinante sarà anche il lavoro motivazionale di Inzaghi, che sotto questo profilo è paragonato a Conte o Mourinho. Di certo il suo maestro Ancelotti avrebbe da ridire su quell’esultanza in campo dopo il gol di Muntari.