MONDIALE FEMMINILE – “Ho grandi speranze per l’Italia, ma penso che in fondo le favorite siano Inghilterra, Francia e Stati Uniti”. Lunga intervista di Barbara Bonansea, calciatrice della Juventus protagonista della doppietta all’esordio mondiale della nazionale italiana ai mondiali in Francia, a ‘Undici’. “Mio padre mi portava con lui a ogni singolo allenamento di mio fratello maggiore, e a tutte le partite della domenica. Ero sempre a bordocampo, e una volta l’allenatore mi disse di smetterla di starmene lì a guardare e di entrare in campo. Iniziò così, in un certo senso per caso. Di sicuro non avrei mai pensato che potesse diventare il mio lavoro. Non ho mai nemmeno sognato di giocare per la nazionale. Non sapevo fosse una possibilità, quando ero piccola modelli femminili non ce n’erano, e a essere onesta non pensavo neanche fosse una strada percorribile per me. Naturalmente far parte di questa squadra, oggi, ha un peso tutto speciale. Il calcio mi ha insegnato ad aver fiducia in me stessa, e a uscire dal mio guscio -continua Bonansea-. Adesso l’ostinazione che ho imparato giocando è una cosa che fa parte della mia vita di tutti i giorni. Mi ha aiutato, in parte, a superare certe mie timidezze e a essere più consapevole. Mi sento davvero libera e me stessa quando sono su un campo con un pallone”.
In Italia le atlete non hanno ancora lo status di professioniste: “Vorrei semplicemente che le donne venissero riconosciute come professioniste, e quindi pagate il giusto per gli sforzi e i sacrifici che fanno, che spesso sono maggiori di quegli degli uomini. Ma voglio essere ottimista su questo argomento, credo che miglioreremo, anche se lentamente, e raggiungeremo gli obiettivi e i diritti che ci meritiamo. Nessuna rivoluzione si fa all’improvviso, d’altronde”. Bonansea ha avuto la fortuna di giocare, lo scorso 24 marzo, in uno Juventus Stadium al completo: “Sono arrivata sul campo e ho iniziato a piangere. Il mix di emozione e aspettative che provi prima di una partita è micidiale. Vedi il numero di biglietti staccati che cresce minuto dopo minuto e da un lato ti carica, ma dall’altro di sicuro non fa abbassare la tensione”. Su Cristiano Ronaldo: “Mi sono innamorata di Cristiano per la sensibilità e l’amore che dimostra verso il calcio. È iniziato tutto durante l’Europeo del 2004, quando il Portogallo ha perso contro la Grecia e il pianto di Ronaldo mi ha colpito, e mi sono messa a investigare su di lui. Quello che ha fatto con il suo corpo e l’impegno che ci mette sono cose uniche”.
Tra le donne simbolo del calcio femminile “Milena Bertolini e Rita Guardino sono due tra i nomi che per me sono più importanti quando parliamo di calcio italiano. Mi hanno spalancato le porte e sono davvero grata di poter imparare da loro. Un’altra persona che ha aperto la strada e che rispetto molto è Betty Bavagnoli, che è davvero una tosta”.