Mondonico non si arrende alla malattia – Parliamo senz’altro di uno dei tecnici italiani più bravi e preparati in assoluto, che ha saputo sfiorare imprese davvero incredibili in alcune squadre in cui ha allenato. Ma da cinque anni Emiliano Mondonico non siede più su una panchina, a causa della malattia che sembra si sia ripresentata di nuovo, dopo averla sconfitta già una volta. Così nel giorno del suo 70° compleanno, nel corso di un’intervista rilasciata a ‘Il Giornale’, ha confermato che il tumore allo stomaco è tornato
a colpirlo: “Le battaglie più difficili le sto combattendo per mettere al tappeto la brutta bestia che bussa alla mia porta. Ma io non mi arrendo. Se tornerò ad allenare? La malattia non mi permette di essere al 100% e se non sei al massimo non puoi buttarti nella mischia. Mi consolo con quelle cinque cose terribili che mi hanno tolto dallo stomaco”. Il Mondo ha ricordato poi la sua lunga esperienza in panchina, svelando un retroscena moto interessante: “Il migliore che ho allenato? Gianluca Vialli, una forza della natura, ma soprattutto una persona vigorosa sotto tutti i punti di vista. A livello psicologico era uno straordinario motivatore, ed è stato sostenuto nelle sue scelte dalla famiglia. Sapevano che sarebbe diventato un campione, ma hanno voluto che prendesse un diploma, che diventasse un uomo prima ancora che un calciatore”.

Mondonico non si arrende alla malattia – Quest’anno ha visto l’esplosione di un nuovo bomber italiano, Andrea Belotti, cui Mondonico riserva solo parole al miele: “Nella mia squadra uno come lui non dovrebbe mai mancare. lo conosco fin dai tempi delle giovanili dell’Albinoleffe. Datemi lui in attacco e posso sfidare chiunque. Se è il nuovo Vialli? È uno che ha sofferto più di Vialli per diventare quello che è, e quello che sarà”. Infine Mondonico ricorda le storiche cavalcate europee alla guida del Torino e dell’Atalanta: “La vera impresa fu con l’Atalanta, in serie B, che arrivò in semifinale di Coppa delle Coppe. Eliminammo lo Sporting Lisbona, e ci fermammo solo di fronte al Malines, all’epoca il Milan del Belgio. Col Torino eliminammo il Real Madrid. Era il 15 aprile 1992. All’andata il nostro pullman venne preso d’assalto dai tifosi spagnoli. Ci insultarono per tutta la gara. Diciamo che a Torino regolammo i conti. Eravamo un gran bel Toro. Perdemmo, con due pareggi, la finale con l’Ajax e ovviamente non eravamo soddisfatti”.